Home Apertura Monito di Bregantini alla Regione: “Si faccia subito la legge sull’editoria. Aiutiamo gli editori”

Monito di Bregantini alla Regione: “Si faccia subito la legge sull’editoria. Aiutiamo gli editori”

di PASQUALE DI BELLO

Netta presa di posizione di monsignor Bregantini all’annuale assemblea dell’Ordine dei giornalisti del Molise. Nel corso del suo intervento, Bregantini ha chiesto che dalla Regione si intervenga con celerità a favore di un settore, quello dell’editoria che insieme ad un momento di crisi sconta antiche storture e una perenne ostilità della politica.

Come quelle di ciascun ordine professionale, anche l’assemblea dei giornalisti molisani è occasione di sbadigli grossi come piazze e barbe lunghe come autostrade. E in effetti, ieri mattina, abbiamo rischiato di morire di sonno se non fosse stato per l’irrompere nel dibattito in corso di monsignor Bregantini, arcivescovo della diocesi di Campobasso – Bojano. Bregantini, per chi non lo sapesse, è giornalista regolarmente iscritto all’albo, oltre che una delle figure più ascoltate ed influenti nel panorama ecclesiastico italiano. Non a caso papa Francesco ha affidato a lui le meditazioni della prossima Via Crucis che si terrà al Colosseo in occasione del prossimo Venerdì santo. Lo ha fatto, il Papa, con l’obiettivo di “rendere centrali le periferie e il Molise è una di queste realtà periferiche”. E’ questa la spiegazione data dall’alto prelato incaricato da Francesco che, tradotta per le orecchie dei molisani, significa una cosa precisa: il Papa, questo papa, è il pontefice degli ultimi, dei dimenticati, dei diseredati della terra. E il Molise, questo Molise, è ampiamente ricompreso nella categoria dei derelitti. Questo non lo ha detto Bregantini, ma lo aggiungiamo noi.

Parlando ad una platea di addetti ai lavori, Bregantini ha toccato un tema, quello dell’informazione e del sostegno alla medesima, nel quale il Molise non è nemmeno nella categoria dei derelitti ma direttamente in quella dei lebbrosi. Difatti, se non è un lazzaretto l’attuale legislazione regionale in materia, poco ci manca. Il sostegno all’editoria, così com’è oggi, equivale ad un lebbrosario costruito e pensato per tamponare le piaghe più che per curare il male. Qual è il male? Il male assoluto, quello trasmesso dagli untori politici, lorsignori della casta, è quello di ostacolare la crescita di un sistema dell’informazione indipendente. Essere indipendenti vuol dire libertà, e libertà vuol dire raccontare le cose come stanno, e raccontare i fatti, senza sconti, non piace alla classe politica. A quella passata, a quella presente e a quella futura. In questo senso, ogni battaglia di indipendenza e di libertà diventa per la politica un’insidia. Meglio allora creare un sistema di dipendenza per uccidere l’indipendenza. E’ questo il male assoluto del settore. Questa la regola aurea della politica, una regola contro la quale da parte del gruppo di Telemolise è in corso da mesi una sacrosanta ribellione, a dispetto delle minchionerie, dei teoremi da cabaret, dei pizzini e delle intimidazioni di ogni risma e foggia.

A quella che per mesi è stata una battaglia solitaria, quella che a gran voce ha chiesto che la politica varasse una legge di sostegno all’editoria, una legge che sapesse distinguere tra editori e avventurieri, tra fabbriche di precari e di lavoratori in nero e aziende rispettose di contratti, assunzioni e previdenze; a quella voce se n’è aggiunta un’altra. Con toni e sfumature, come del resto si conviene ad un monsignore. “Si vari al più presto una legge in favore dell’editoria. Si sostenga il lavoro degli editori”. Bregantini ha chiare due cose: il valore assoluto di una stampa libera, che aiuta a formare le coscienze e le opinioni, e la palude nella quale si dibatte l’informazione locale. Sabbie mobili che, senza un intervento regionale, rischiano di inghiottire lavoratori, aziende, famiglie. L’informazione va sostenuta in considerazione del ruolo sociale che le è proprio, nella funzione di presidio contro le storture del potere, le ingiustizie dei prepotenti, le prevaricazioni della politica, gli imbrogli dei gaglioffi ovunque essi si annidino. A chi fa paura una stampa libera? A chi terrorizza un sistema dell’informazione che svincolato dalla greppia della dipendenza economica, possa assumere pienamente il ruolo di cane da guardia del potere? E’ una domanda che lasciamo ai lettori, insieme alla netta presa di posizione di monsignor Bregantini, un appello che giriamo dritto alla Regione, a chi la rappresenta e a chi la governa. Ai lorsignori della maggioranza e a quelli dell’opposizione, al presidente Frattura e al presidente Niro, ai residenti in Consiglio regionale e agli abitanti della Giunta.

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