di PASQUALE DI BELLO

E’ un braccio di ferro in corso quello all’interno del PD termolese tra coloro che puntano alla scelta del candidato sindaco attraverso le primarie e coloro che propendono per una soluzione definita attraverso un tavolo di conertazione.

E’ braccio di ferro all’interno del PD termolese tra coloro che vorrebbero scegliere il prossimo candidato sindaco attraverso il consolidato strumento delle primarie e coloro che, diversamente, vorrebbero che il nome del prescelto fosse il frutto di un tavolo unitario del centrosinistra. Si ripropone, pari pari, il vecchio schema già visto in occasione della scelte, entrambi perdenti seppur per aspetti diversi, di Vincenzo Greco ed Erminia Gatti. Il notaio Greco, scelto all’epoca come esponente della società civile, fu il protagonista di una stagione complicata e, pur conquistando lo scranno più alto del Palazzo di Città, dette corso ad una liturgia amministrativa ruvida e spigolosa che, progressivamente, lo contrappose ai minuetti melliflui della politica che, alla fine, dopo due dimissioni dello stesso Greco, lo silurò con lo stesso metodo usato oggi per Antonio Di Brino. Dimissioni in massa dei consiglieri comunali (molti della stessa maggioranza) e conseguente ritorno alle urne.

A Greco non successe nessuno, poiché gli stregoni del centrosinistra termolese furono talmente abili da spaccarsi in due tronconi e spianare la strada al centrodestra che vinse a mani basse con Di Brino. All’epoca dei fatti, il PD puntò su Erminia Gatti, reduce da una buona affermazione alle europee con l’Italia dei Valori e poi approdata in Costruire democrazia, mentre il resto della sinistra andò con Filippo Monaco ma con scarsi risultati. Monaco, a differenza della Gatti passata da Costruire democrazia al PD, ha fatto oggi il percorso contrario: dal PD a Costruire democrazia.

Premessa questa doverosa ricostruzione storica, che mostra ampiamente le tendenze suicide del PD termolese (o meglio, di una parte di esso) veniamo a oggi, al nuovo tentativo di partire col passo sbagliato. Alla tentazione di scegliere il candidato attraverso un “tavolo” di capicorrente, contrariamente alla storia recente del PD che indice primarie anche per stabilire una gita scolastica. Il pericolo di un tavolo di concertazione è uno solo, ma letale: il condizionamento da parte dei potentati regionali. Facile, fin troppo facile, intervenire sui partecipanti al tavolo con mezzi e mezzucci, ammiccamenti e promesse, con sgabelli e prebende, pur di condizionare la scelta su questo o quel candidato. Un condizionamento che arriverebbe dai piani alti della Regione per avere un sindaco facilmente manovrabile e condizionato da Campobasso.

Un fatto questo che, se si realizzasse, andrebbe a detrimento della stessa sinistra termolese e del PD, relegati ad un ruolo di subalternità rispetto alla politica regionale. L’esatto contrario di quello che occorre per ridare a Termoli quel ruolo di centralità che ad essa spetta nello scacchiere geopolitico molisano. In questo senso lo strumento delle primarie, pur con tutti i difetti e condizionamenti che esso può avere, appare l’unico capace di dare al centrosinistra termolese l’opportunità di una candidatura autorevole e, al tempo stesso, autonoma rispetto ai condizionamenti regionali. Insomma, la Regione cerca di mettere le mani su Termoli e, a quanto è dato di sapere, le divisioni interne al PD potrebbero favorire questo gioco.

 

Potrebbe interessanti anche:

Alluvione ad Ischia, anche i Vigili del fuoco di Campobasso sul luogo della tragedia

Anche i vigili del fuoco del Comando provinciale di Campobasso sono andati in soccorso del…