di ENZO DI GAETANO Piove sul bagnato.
La vertenza Ittierre, che si trascina tra mille colpi di scena e novità dell’ultimo minuto, ora deve fare i conti anche con la cronaca nera.
Per la precisione con una truffa da dieci milioni di euro, scoperta nei conti della società, grazie ad una denuncia presentata a suo tempo da Antonio Bianchi. Fu proprio l’imprenditore venuto da Como che, appena acquisita l’azienda dalla gestione commissariale, si rese conto che qualcosa non quadrava nelle fatture pagate dall’amministrazione dell’Ittierre. C’erano documenti sospetti per dieci milioni di euro. Ovvero era stata pagata della merce in entrata a un fasonista, ma dei capi d’abbigliamento nessuna traccia.
Bisognava trovare chi aveva provocato il buco nei conti, probabilmente un funzionario o un dirigente infedele. Da qui partì la denuncia per la Procura. Le indagini della Guardia di Finanza grazie a controlli su conti correnti bancari, proprietà immobiliari e movimenti in nero, hanno subito individuato un sospetto: un ex funzionario dell’Ittierre titolare anche di un laboratorio da fasonista.
In sostanza, come fasonista presentava fatture da pagare e come funzionario le vidimava, autorizzandone il pagamento.
Un conflitto di interesse vero e proprio portato alla luce prima dall’Ittierre che ha licenziato il funzionario infedele e poi dalle Fiamme Gialle che lo hanno denunciato a piede libero per truffa e evasione fiscale. Sì perchè con quei dieci milioni rubati all’Ittierre l’indagato ha comprato case e immobili vari, a Vasto e Isernia, tentando di ripulire il maltolto. Gli immobili e le case gli sono stati sequestrati e ora dovrà pagare anche l’Iva evasa per un milione e mezzo. Intanto, restando sempre in tema di Ittierre, da segnalare l’intervento di Laura Vennittelli, la parlamentare del Pd candidata alla segreteria regionale, che sostiene che potrebbe essere vitale attingere ai fondi comunitari che l’Unione europea ha stanziato per fronteggiare i danni arrecati dalla globalizzazione.
In portafoglio, Bruxelles dovrebbe avere ancora una dote di 500 milioni di euro disponibili. E la Vennittelli afferma che “Con il ricorso e l’utilizzo dei fondi Feg si potrebbe puntare a rilanciare con l’Ittierre anche una quota parte essenziale del Made in Italy che rischierebbe una sofferenza grave proprio alla vigilia di un evento vetrina come l’Expo 2015 di Milano, città nevralgica per il sistema moda italiano”.

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