di PASQUALE DI BELLO

Al termine di un lungo pomeriggio interamente dedicato alla riforma sanitaria, Frattura annuncia in Consiglio regionale la fusione di Cardarelli ed ex Cattolica. Gli ospedali di Larino e Venafro declassati a Casa della Salute.

“Acquisire a patrimonio il complesso edilizio della ex Cattolica”. Sta in questa frase la sintesi di un lunghissimo consiglio regionale interamente dedicato alla Sanità. Una frase rivelatrice che disvela, finalmente, quello che bolle nella pentola della Sanità molisana. Quella che prima era solo una suggestione, ora è invece l’architrave della riforma targata Frattura. Cardarelli ed ex Cattolica sono destinati a diventare un’unica struttura “a guida pubblica”. Un concetto, quello della guida pubblica, che il governatore ha ripetuto in aula tre volte: “a guida pubblica”, “a guida pubblica”, “a guida pubblica”; come ad escludere ogni insidia o raggiro che possa affacciarsi alla mente dei malpensanti. Detto questo, il presidente della Regione ha poi specificato che l’acquisizione “a patrimonio” degli immobili dell’ex Cattolica è condizionata alla verifica sismica e dell’impiantistica del Cardarelli, operazione (unica in Italia) già a buon punto e approntata dalla Regione congiuntamente all’Age.Na.S. (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali).

Detta così sembra una cosa quasi normale. Diventa invece psichedelica quando Frattura, facendo i conti, conclude che la critica mossa alla riforma, quella di una sua tendenza a favorire i privati, sia una sorta di leggenda metropolitana nata non si sa bene dove e non si capisce bene perché. Facendo i conti, Frattura conclude che a riforma compiuta il saldo posti letto per i privati sarà del 20%, in linea con la media nazionale, e invece quello per il pubblico sarà dell’80%. Tutto vero, salvo omettere un piccolo particolare, che a tale cifra “pubblica” si giunge sommando i posti della ex Cattolica a quelli del Cardarelli, una sorta di provocazione algebrica che potrebbe giungere anche al 100%. Basterebbe fondere, insieme al Cardarelli e all’ex Cattolica, anche Villa Maria, Villa Esther e Neuromed.

E’ evidente che per quanto Frattura si sia dotato di slide colorate e scintillanti, qualcosa qui non quadra. Anche perché Frattura nulla ha detto su come questa fusione avverrà. Ce lo dirà – pare – nella prossima edizione sanitaria del Consiglio regionale. Oltre a questo, ovvero al lancio della ciambella per il privato cattolico, Frattura ha poi tenuto a precisare che il trattamento riservato nella riforma al Neuromed non è il frutto di alcun “accordo preelettorale con un europarlamentare”. Par di sentire un excusatio da nessuno petita che, detta così, ci pare al rovescio la classica accusatio manifesta. Insomma, non c’era alcuna necessità di una tale chiosa. Il Neuromed, con la sua mobilità attiva del 93%, i soldi li porta anziché portarseli via. Questo è vero. Lo ha detto nel corso del proprio intervento anche Vincenzo Cotugno che di certo è informato sui fatti.

Detto questo, per il resto la sintesi può essere così descritta: Termoli (San Timoteo), Campobasso (Nuovo Cardarelli) e Isernia (Veneziale) saranno i tre ospedali pubblici; Venafro (SS Rosario) e Larino (Vietri) diventeranno Case della salute, cioè dispenseranno servizi sanitari di vario tipo: dal Pronto soccorso alla Rsa al cronicario. Agnone (Caracciolo) sarà una via di mezzo, miscelando acuzie a post-acuzie, termini micidiali che stanno ad indicare l’anticamera dell’altro mondo e il parcheggio per l’Aldilà.

Di una lungo pomeriggio, di memorabile c’è poco altro. Un intervento durissimo e documentato dei 5 Stelle, una relazione lunga e articolata del presidente del Consiglio, Niro, una mozione presentata da Nico Romagnuolo (verrà discussa probabilmente nella prossima seduta) con la quale si chiede un riequilibrio della riforma a favore del pubblico in luogo del privato. Per il resto, da ricordare c’è l’intervento del consigliere regionale del Nuovo centrodestra, Angela Fusco, che ha parlato per circa quaranta minuti attentando alla serenità dei presenti. Ma di questo non possiamo darvi conto. Lo dobbiamo confessare: dell’intervento reso da Fusco non abbiamo capito nulla, nel vero senso della parola, e a giudicare dagli sbadigli e dalle facce, probabilmente non siano stati i soli. Insomma, un intervento da “acuzie”.

 

Poscritto. Il consigliere e assessore Scarabeo era assente ma ha lasciato un suo messaggio letto dal collega Di Nunzio. “Pregissimo presidente”, cominciava così, o almeno così lo ha letto Di Nunzio. “Pregissimo” … capito come stiamo messi!?

 

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