di ENZO DI GAETANO

Concordato Ittierre.
Era l’una e dieci quando Antonio Bianchi, insieme a Giovanni Petrollini e all’avvocato Franco Di Ciommo, il professore universitario incaricato di firmare la richiesta, sono arrivati al tribunale di Isernia, giusto venti minuti prima della chiusura della cancelleria e della scadenza dei termini.
Una corsa contro il tempo che è servita a completare e perfezionare il Piano industriale che sarà la parte fondante della richiesta di accesso al concordato in continuità.
Nei bustoni in cui erano contenuti i dossier sul Piano, le speranze e il futuro stesso non solo di un’azienda, l’Ittierre, ma di centinaia di dipendenti e fasonisti che da trenta anni vivono grazie alle risorse distribuite sul territorio dall’indutria tessile molisana.
Con la presentazione del Piano si formalizza la quarta possibile vita dell’Ittierre. Dopo la stagione di Tonino Perna, quella dei commissari e poi la gestione di Antonio Bianchi.
Se il concordato verrà accettato dal giudice e approvato dal comitato dei creditori, si andrà verso una nuova stagione. Ma vediamone i particolari. La vecchia società, andrà in liquidazione. Verrà nominato un liquidatore che dovrà gestire recupero crediti e chiusura delle vecchie pendenze con dipendenti, fornitori e fasonisti.
Dalla vecchia società, cessata e finita in liquidazione, definita bad company, nasce la nuova Ittierre, una new company che finirà sul mercato, a disposizione dei nuovi acquirenti. Una manifestazione d’interesse c’è già stata, da parte di un Fondo di Milano, quotato in Borsa, che ha già salvato la Filatura Botto Fila di Biella. Quindi non si tratta certamente di avventurieri, anzi, una società abbastanza accreditata. È altrettanto chiaro che l’offerta del Fondo è vincolata all’accettazione del concordato da parte di Tribunale e Comitato dei creditori. Quindi, per ora, è del tutto prematuro parlare della nuova vita dell’Ittierre che ci sarà solo se tutte le caselle andranno al loro posto.
Infatti e non è escluso del tutto, prima il giudice Battista e poi il Comitato dei creditori potrebbero bocciare il concordato. Quindi ora non resta che aspettare, incrociando le dita, perchè il fallimento dell’Ittierre potrebbe essere ancora possibile, anche se c’è un piano B ed è quello di una nuova richiesta per l’applicazione della Legge Marzano, quella che fece arrivare a Pettoranello i commissari Chimenti, Spada e Ciccoli.

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