di PASQUALE DI BELLO

La notizia dell’affiancamento di un altro Pm (Nicola D’Angelo) al sostituto Fabio Papa nell’indagine che vede coinvolto il questore di Campobasso, Pozzo, lascia perplessa larga parte della pubblica opinione. Papa è stato in passato il magistrato di punta nelle inchieste più scottanti di questa regione, specie quelle a carico del mondo politico.

Comunque la si giri, in questa storia c’è qualcosa che non ci piace. Di cosa parliamo? Dell’affiancamento disposto dal Procuratore della Repubblica di Campobasso, Armando D’Alterio, del sostituto Nicola D’Angelo al già titolare dell’inchiesta, Fabio Papa, nell’indagine che coinvolge il Questore di Campobasso, Pozzo. Delle due l’una: o D’Alterio ritiene Papa “incapace” di coordinare autonomamente le indagini o, diversamente, il sostituto Papa non gode più della piena fiducia del capo della Procura. Il che è peggio. Ve ne sarebbe un’altra, di possibilità, ovvero che la complessità dell’indagine sia tale da dover costituire un “pool” di magistrati ma, francamente, quella sul questore non ci pare un’indagine di tale portata.

La vicenda, come noto, nasce come stralcio dell’inchiesta Bio.Com, una delle tante tarantelle regionali derivante dall’uso disinvolto dei fondi ex art. 15, tema sul quale lo stesso Papa, in precedenza, ha indagato a lungo. E ha indagato a tal punto da arrivare a concludere che, nonostante tutte le minchionerie che vanno dalla Patata turchesca al Museo dell’arbitro, quella dell’articolo 15, eccezion fatta per l’affare Termoli Jet, era una storia di ordinario sperpero di quattrini pubblici ma che di penale non aveva nulla. Fu lui stesso, Papa, ad archiviare l’indagine sull’art. 15 salvo, come abbiamo scritto, lo stralcio relativo alla questione Termoli Jet. In quest’ultima circostanza, Papa portò alla sbarra quasi tutto il governo regionale dell’era Iorio che venne processato in articulo mortis, cioè quando alle porte del processo bussava già a palmo largo la prescrizione. In primo grado finì con una generale assoluzione; il secondo, che Papa avrebbe certamente chiesto, convinto delle proprie ragioni, non vi fu. Era, ormai, troppo tardi. La prescrizione, che prima bussava, era ormai entrata in casa.

Ma chi è Fabio Papa? E’ il magistrato che, in buona sostanza, l’unico, si è occupato in questi anni dei processi “politici”, quelli cioè che hanno visto coinvolti i maggiorenti regionali. Nulla di strano, quindi, che oggi si sia imbattuto nella vicenda Bio.Com, società in passato riconducibile al presidente Frattura. Papa, per non dimenticarcelo – in questi casi il “vizio” della memoria è un pregio – è colui che ha chiesto e ottenuto la condanna dell’ex presidente Iorio per l’affare Bain & Co: una storia di raccomandazioni, detta alle spicce. Per quella vicenda Iorio si trova al momento fuori dal Consiglio regionale.

Ma ce n’è un’altra di vicenda sulla quale Papa ha indagato. Quella dell’allargamento del cratere sismico a tutta la provincia di Campobasso, una cosa su cui abbiamo scritto chilometri di articoli e sulla quale, non fosse altro per la noia che a questo punto provoca anche a noi stessi, non intendiamo ritornare. Salvo dire che la ritenevamo e la riteniamo un abuso micidiale (che è anche alla base dei 218 licenziamenti in Protezione Civile) che ha fatto la fortuna politica di molti e l’arricchimento di tanti altri. Un storia di stalle diventate ville per lesioni e crepe di cinquant’anni precedenti al terremoto. Anche in questo caso, nulla di fatto. Dopo aver chiesto il rinvio a giudizio per abuso d’ufficio dell’ex governatore Iorio, la questione si è fermata in udienza preliminare col proscioglimento della stesso Iorio. A chiederlo, il capo della Procura D’Aletrio firmatario insieme a Papa della stessa richiesta di rinvio a giudizio. Un cambiamento di rotta del quale ci limitiamo a dare notizia. Come una notizia di pubblico dominio è quella che riguarda il Pm D’Angelo, titolare dell’inchiesta sui fondi dei Gruppi regionali, una storia che sta facendo tremare la politica in tutta Italia e che invece qui, nel Molise felix, non arriva a nessuna conclusione. Quale conclusione? Quella che ci dica chi e come ha abusato dei fondi regionali. Un storia che continua a stare come l’angelo del presepe, né in cielo né in terra, e che invece andrebbe chiusa quanto prima. Salvo voler concludere che nessun abuso è stato perpetrato, favoletta che francamente vorremmo ci venisse risparmiata.

In conclusione, ci pare che la scelta di affiancare a Papa un altro Pm sia un errore. Non sappiamo cosa accadrà, a questo punto. D’Angelo farebbe bene a non accettare e Papa farebbe bene, se così le cose restassero, a mollare l’indagine. Meglio di tutti, farebbe bene D’Alterio a ripristinare la situazione quo ante. Ne guadagnerebbe la Giustizia, relegata in questo frangente a dietrologia e cortocircuito.

 

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