di ENZO DI GAETANO Il primo passo è stato fatto. Come previsto e come richiesto dal giudice fallimentare, l’Ittierre ha presentato prima di Natale al commissario Sergio Ferreri la bozza del Piano industriale propedeutico all’approvazione del concordato richiesto dall’azienda tessile.
Nella bozza, che Ferreri proprio in queste ore sta esaminando, ci sono le soluzioni che i tecnici incaricati dall’Ittierre indicano come quelle necessarie ad uscire dalla crisi e rilanciare l’azienda.
Un Piano industriale ancora top secret, ma le indiscrezioni dicono che la ristrutturazione passerebbe attraverso la nascita di una new company e la drastica riduzione della pianta organica. Da seicento unità si scenderebbe a duecento-duecentocinquanta. Un organico più compatibile coll’attuale modesto fatturato dell’azienda. Nella bozza anche il nome di un investitore che avrebbe dichiarato il proprio interesse ad acquistare quote societarie della new company.
Massimo riserbo sul nome del nuovo socio anche se non sembra che sia quello dell’indiano Taff Kainth.
In sostanza nascerebbe una nuova Ittierre, o meglio una terza edizione dell’Ittierre. La prima era quella di Tonino Perna, la seconda quella di Antonio Bianchi, la terza sarebbe una new company che dovrebbe essere più piccola, più agile e in equilibrio con i conti.
Un percorso del tutto simile a quello già adottato per lo Zuccherificio del Molise, solo che questa volta la Regione resterebbe al di fuori della nuova società.
E a proposito dello Zuccherificio la notizia bomba del giorno è quella dell’ammissibilità, decretata dal tribunale di Campobasso, della richiesta danni presentata da Remo Perna ai danni della Regione Molise. Perna sostiene, nella sua istanza, che fu letteralmente truffato al momento dell’acquisto dello Zuccherificio, in quanto la Regione non lo informò correttamente sulle passività dell’azienda.

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