Crisi Ittierre. Antonio Bianchi e Giovanni Petrollini non andranno il 18 a Roma per partecipare al tavolo ministeriale convocato per discutere della vertenza dell’industria tessile molisana.
La decisione è stata presa da presidente e amministratore delegato perchè ancora non è stato definito in tutti i particolari il Piano industriale che dovrà essere sottoposto al giudice Valeria Battista per l’esame del concordato. Senza Piano e senza la certezza che il concordato venga accolto, è tempo perso andare a Roma per partecipare ad un incontro in cui non si potrà decidere nulla. Questa la decisione presa a Pettoranello dove lo staff tecnico è al lavoro per definire tutti gli ultimi particolari del Piano e per dare ogni risposta al commissario Ferreri che, entro Natale, dovrà riferire al giudice delegato.
La Battista è stata chiara e precisa: vuole sapere da Ferreri ogni particolare della situazione aziendale. Dagli assunti, alle collaborazioni, passando per filiali, magazzini esterni e costi degli outlet. Non è impresa da poco e gli uomini coordinati da Petrollini stanno lavorando proprio a questo. Del resto il giudice Battista aveva invitato Ferreri alla sorveglianza più attenta su conti e spese. Dal suo invito era scaturita una riunione del Cda in cui erano state riviste tutte le spese legate al concordato. Dal compenso all’attestatore, fino agli onorari per i tecnici incaricati di redigere la proposta di concordato con il relativo Piano industriale.
Quello che sembra essere certo è che si andrà verso una new company che ripartirà con quattro marchi e con una marcata riduzione dei dipendenti. Ma del resto, non c’è speranza: l’Ittierre si può salvare solo a costo di un drastico ridimensionamento. Poi se son rose fioriranno e non è escluso che, in futuro, si possa ripartire con nuove riassunzioni. Attualmente l’imperativo è salvarsi dal fallimento e questo avverrà se il comitato dei creditori accetterà il concordato. Ma si può essere certi che lo farà solo se vedrà la luce in fondo al tunnel, altrimenti il destino dell’Ittierre, come la conosciamo oggi, è segnato.

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