di ENZO DI GAETANO Continua la cassa integrazione ordinaria per l’Ittierre. Interessa sempre la quasi totalità del personale. Restano al lavoro solo le persone indispensabili a mandare avanti l’attività dell’azienda necessaria alla gestione concordataria. In sostanza si rimane in attesa dell’accettazione del concordato per poi pianificare il futuro operativo dell’azienda.
Smentite, da Pettoranello, le voci relative a un incontro a Londra tra Antonio Bianchi e Taff Kainth. Anzi fonti interne all’Ittierre affermano che la trattativa tra l’azienda e l’imprenditore indiano si sia alquanto raffreddata.
Ad alimentare le indiscrezioni le notizie sempre più insistenti sulla scarsa affidabilità finanziaria della cordata che avrebbe dovuto affiancare Bianchi nella compagine societaria della New Company che, presumibilmente, nascerà dall’Ittierre se il concordato verrà accettato dal tribunale.
A tal proposito, Petrollini e uno staff qualificato di consulenti esterni sta lavorando al nuovo piano industriale che dovrà essere presentato al commissario Ferreri entro Natale.
E per allinearsi al monito lanciato dal giudice delegato al concordato, che chiedeva il massimo rigore nelle spese per la procedura, il consiglio d’amministrazione dell’Ittierre ha deliberato un drastico ridimensionamento dei costi necessari. Un taglio di circa il 50% sia per i compensi all’attestatore, che per gli onorari dei tecnici che stanno redigendo materialmente il piano industriale. Bisognerà capire, nel predisporre, il documento quale liquidità sarà disponibile per convincere i creditori ad accettare il concordato. Da sottolineare, infatti, che chi dovrà dire sì o no al concordato non è il giudice, ma il comitato dei creditori. L’unica speranza per il futuro dell’Ittierre è che si convincano ad accettare una drastica riduzione del dovuto proprio per mantenere in piedi l’azienda e continuare a lavorare in futuro.

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