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Apertura - Attualità - Idee e opinioni - Politica - QD - 7 Dicembre 2013

PD Molise, al via le primarie e la resa dei conti. In gioco l’egemonia interna al partito

di PASQUALE DI BELLO

Sullo sfondo delle Primarie, il Partito democratico molisano vive una contesa interna al calor bianco: quella per l’egemonia in vista di possibili elezioni anticipate. In gioco anche gli equilibri politici all’interno della Regione Molise.

I funerali solenni si terranno a primavera, quando verrà eletto il segretario regionale, ma il nome del de cuius lo si conoscerà già da dominica notte o, al più tardi, alle prime luci dell’alba del giorno dopo. E’ indubbio, infatti, che lunedì, insieme alle botteghe dei barbieri, si chiuderanno anche molte storie all’interno del Pd molisano. Dietro le Primarie, in Molise si sta consumando una battaglia campale: quella tra il gruppo dirigente storico (Ruta, Leva, Totaro, Petraroia) ed una nuova classe dirigente che si candida a sostituirli (Frattura, Fanelli, Facciolla, Venittelli). I primi nella corsa alla segreteria nazionale del partito sostengono Gianni Cuperlo, i secondi invece stanno nella cordata di Matteo Renzi. Ci sono poi anche in Molise, in ordine sparso, i supporter di Pippo Civati. Lo scontro, tuttavia, è tra i primi due blocchi.

Frattura, come si suol dire, c’ha messo la faccia e, candidandosi all’assemblea nazionale del partito, ha di fatto trasformato le primarie molisane in una sorta di referendum su questi suoi primi nove mesi di governo. Referendum interno, ma tant’è. Poteva starsene tranquillamente a casa in pantofole, con le ginocchia sotto al plaid, la palandrana da camera addosso e il cappello di lana alla Pippo in testa, e invece s’è buttato in mezzo alla strada a cercare voti.

Dall’altro lato la faccia ce l’hanno messa pure Ruta e Leva che, fiutata l’aria che tira, un vento impetuoso che arriva da Firenze, potevano restarsene anche loro a casa e saltare sul carro vincente; invece delle primarie, l’otto dicembre, giorno tradizionalmente dedicato all’Albero di Natale, potevano passarlo ad appendere palle colorate, stelle comete, stelle filanti e pastorelli con zufoli, ciaramelle e zampogne. Niente di tutto questo. Anche loro per strada a cercare voti.

Perché lo fanno, gli uni e gli altri? Il gruppo Ruta-Leva & Co., definiti da Frattura come “blocco conservatore”, cercano evidentemente di conservare le proprie posizioni predominanti all’interno del Pd locale e di costruire, sul territorio molisano, un’enclave cuperliana o, se preferite, “non renziana”, capace di garantirli in sede romana se pur da una posizione di minoranza. Minoranza centrale ma, questo è il punto, maggioranza locale che permetterebbe di capitalizzare al massimo le attuali rendite di posizione in vista di probabili elezioni politiche anticipate. E’ di evidenza palmare, qualora vincesse Renzi, che la tornata elettorale si avvicinerebbe a grandi falcate e a nulla potranno le manovre dell’ultraottantenne Capo dello Stato (a proposito, se qualcuno la conosce, ci comunichi la data della visita di Napolitano in Molise; quel giorno, se possibile, vorremmo prenderlo di ferie e fare una gita in Piemonte). Quanto a Petraroia, l’assessore punta a rafforzare la propria posizione all’interno della Giunta regionale e scalda i motori per il dopo Frattura. La sua possibile candidatura alla guida della regione è molto più che un’ipotesi. Francesco Totaro, a San Martino, si gioca il tutto per tutto nella lotta senza quartiere che si è scatenata tra lui e l’assessore regionale Facciolla. Una vittoria dei cuperliani in Molise, con una massiccia iniezione di voti sammartinesi, garantirebbe a Totaro sonni tranquilli in regione e la possibilità di incidere sulle prossime elezioni comunali (a San Martino si voterà a maggio per il sindaco).

La cordata Frattura-Fanelli & Co. che, ragionando al contrario dello schema proposto dal presidente della Regione, potremmo definire “progressista”, mira ad una egemonia nel partito. Un’Opa, come potremmo definirla con linguaggio da Borsa, tesa al controllo totale del Pd molisano. Sono molte le ragioni e gli interessi (legittimi come quelli dei cuperliani) in ballo. Frattura è chiaro che mira a stabilizzare la propria posizione attraverso l’interlocuzione con un partito amico. Molti sono stati in questi mesi i condizionamenti e i compromessi che il governatore ha dovuto accusare:  l’elezione alla presidenza del Consiglio regionale di Vincenzo Niro (Udeur), è un esempio che rende bene l’idea. Poi c’è Micaela Fanelli, sindaco di Riccia, che da tempo (come disse Pajetta di Berlinguer per la carica di Segretario del Pci) s’è iscritta al Parlamento italiano. Il sindaco c’ha già provato a febbraio in Calabria, in quota a Renzi, ma non è riuscita a varcare le porte di Montecitorio. La posizione di Laura Venittelli appare di facile lettura: confermare il proprio seggio a Montecitorio. Quanto a Facciolla, i discorsi sono due. Il primo è tutto interno alla Giunta, dove l’assessore punta a rafforzare la propria posizione e il proprio ascendente su Frattura (anche per il dopo Frattura); il secondo è invece tutto locale: Facciolla intende dare una spallata a Totaro e chiudere a San Martino una pagina politica lunga quasi cinquant’anni.

Previsioni non ne azzardiamo, salvo una: sarà una lotta all’ultimo voto.

 

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