8.2 C
Campobasso
venerdì, Gennaio 2, 2026

Spese folli dei Gruppi regionali, occhi puntati sulla Procura

AperturaSpese folli dei Gruppi regionali, occhi puntati sulla Procura

di Giovanni Minicozzi

A distanza di cinque mesi dall’inchiesta della Guardia di Finanza e trasferita alla Procura della Repubblica di Campobasso, tutto tace. Tutto sembra essersi fermato sulle memorie difensive prodotte dai consiglieri regionali coinvolti.

Sono trascorsi oltre cinque mesi da quando il Gico della Guardia di finanza depositò presso la Procura della Repubblica di Campobasso la corposa indagine sulle spese folli sostenute dai gruppi consiliari del Consiglio regionali tra gli anni 2007 e 2011. La stessa Guardia di Finanza, per incarico ricevuto direttamente dal Comando generale di Roma, aveva setacciato una ad una tutte le spese folli sostenute in quegli anni dagli inquilini di palazzo Moffa con i soldi pubblici erogati ai gruppi. C’era di tutto: pranzi a go go, locali notturni, lap dance, gioielli, casino, rimborsi carburante, caffè, cioccolatini, gelati, caramelle e brioche. Sull’onda dello scandalo Fiorito il Gico aveva chiesto alla Procura misure pesanti contro i consiglieri regionali coinvolti nell’inchiesta. Il comandante regionale della Guardia di Finanza, Fernando Verdolotti, all’atto del suo trasferimento ad altro incarico, rilasciò un’intervista a Telemolise nella quale ribadì la gravità dei fatti accertati e parlò esplicitamente di truffa e di peculato.

A distanza di alcuni mesi tutto tace. Quell’inchiesta, trasferita nelle mani del pm Nicola D’Angelo, sembra finita nel dimenticatoio, dopo che una quarantina di personaggi politici coinvolti sono stati ascoltati dallo stesso pm. Ma al momento non si hanno notizie né di eventuali archiviazioni né di rinvii a giudizio. Dunque tutto si è fermato sulle memorie difensive prodotte dai consiglieri regionali. Quello che si è saputo, invece, riguarda le altre spese pazze sostenute nel corso dell’anno 2012: acquisto di riviste pseudo culturali in quantità industriali, fatture per consulenze emesse da una psicologa, finanziamento illecito ai partiti, visure catastali effettuate presso l’Agenzia del territorio di Roma, spese per pubblicare libri utilizzati in campagna elettorale e, soprattutto, spese dichiarate non rendicontabili dalla Corte dei Conti per un importo pari a 700 mila euro sui due milioni totali.

Rispetto a fatti così gravi è giunto il momento di dare conto ai molisani su quanto accaduto e su eventuali responsabilità penali di chi si fosse reso responsabile di reati gravi nell’utilizzare soldi pubblici.

Se scandali ci sono stati devono essere smascherati, come è accaduto in tante altre regioni e la Procura della Repubblica di Campobasso ha tutte le capacità per farlo.

 

Ultime Notizie