Sul sito internet la Vibac si definisce azienda leader nel settore della produzione di nastro adesivo. Con quattro stabilmenti in Italia e uno in Canada, a Montreal. Per quello di Termoli però non ci sono buone notizie, perchè nell’ultima riunione sindacale la società ha comunicato la chiusura dell’insediamento di Pantano basso, con l’avviamento delle procedure di licenziamento per i 153 dipendenti. Una doccia fredda per il personale, che va a incrementare la schiera di chi negli utlimi mesi è rimasto senza lavoro, con 153 famiglie che non avranno più un reddito e con un nucleo industriale che si sta spopolando sempre di più per colpa della crisi e di investimenti sbagliati. I sindacati Cisl, Cgil e Uil si chiedono come è possibile che una società che investe in formazione, qualità, tecnologia e sicurezza possa decidere all’improvviso di chiudere un sito. Al momento non si conosce il destino degli altri stabilimenti del gruppo a L’Aquila, a Viggiano in Basilicata e a Ticineto in Piemonte. I sindacati hanno proclamato lo stato di agitazione e il blocco degli straordinari. Intanto la normativa sul lavoro prevede a partire da oggi un periodo di 45 giorni di consultazione tra cui è possibile raggiungere un accordo tra le parti e poi ulteriori 30 giorni per discutere presso l’assessorato al lavoro della regione. I sindacati fanno appello alle istituzioni a intervenire sulla vertenza. E intanto il segretario dell’idv Cristiano Di Pietro ha già annunciato il sostegno del partito ai lavoratori e l’appoggio di qualsiasi iniziativa che il presidente della regione Frattura vorrà prendere. La deputata del Pd Laura Venittelli sottolineando l’importanza di una nuova politica industriale ha annunciato un’iniziativa parlamentare sulla Vibac. Un rapido intervento delle Isitutzioni è stato invocato anche da Sinistra Ecologia e Libertà di Termoli, che chiede di non lasciare soli 153 lavoratori e le loro famiglie.

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