di PASQUALE DI BELLO

Permane l’equivoco Monaco all’interno di Costruire democrazia. All’unico consigliere regionale eletto è stato intimato da tempo di dimezzarsi l’indennità, così come annunciato dal movimento in campagna elettorale. Ad oggi, tuttavia, l’impegno e la prescrizione sono restate lettera morta. Monaco percepisce l’intera indennità e, al tempo stesso, continua a restare in Costruire democrazia. Questo l’equivoco da sciogliere.

Lo dico e non lo faccio. Parafrasando uno degli slogan più famosi di Massimo Romano, si potrebbe dire questo di Filippo Monaco, consigliere regionale di Costruire democrazia e, ironia della sorte, sostituto a palazzo Moffa proprio del fondatore del movimento.  Lo dico e non lo faccio poiché, come nella più classica delle capriole politiche all’italiana (e alla molisana, che è peggio), esistono due Monaco che fanno oggi di Costruire democrazia un convento degli equivoci. C’è un Monaco preelettorale e uno post. Il primo, al pari di tutti gli altri candidati del movimento, si è impegnato a dimezzare la propria indennità qualora fosse stato eletto in Consiglio regionale; il secondo, quello attuale, è il frate pigliatutto eletto nell’ufficio di presidenza del Consiglio regionale (di cui è anche vicepresidente) con i voti di Frattura & Co. che stanno a Costruire democrazia come il fumo agli occhi. Un ruolo, quello di vicepresidente del Consiglio, che ha fruttato al politico termolese passato dal Pd a Sel a Cd una cotoletta supplementare di millecinquecento euro in più al mese. Sommetta che viene rimpinguata da altri settecentocinquanta euro che Monaco percepisce in virtù di capogruppo. Capogruppo di chi? Di se stesso, in nome e per conto di Costruire democrazia. Sempre per il movimento fondato da Romano, Monaco gestisce poi i fondi destinati al Gruppo regionale, convento di cui è capo e socio unico. Oltre a questo, spettano anche a lui le indennità che spettano a tutti, oltre ai rimborsi spesa e al famigerato art. 7. Insomma, sfonda ampiamente il tetto degli undicimila euro al mese. E’ di tutta evidenza come, oltre alla indennità, Monaco percepisce e gestisce direttamente un bel gruzzolo di quattrini attraverso la spendita del nome di Costruire democrazia, un equivoco che non può andare oltre e che è durato anche troppo, da un lato e dall’altro.

Va detto a chiare lettere che, per un movimento che su temi del genere ha spicinato il vasellame politico e appiccato il fuoco ai mobili del Palazzo, questa rappresentanza istituzionale (con annessa cotoletta a fine mese) è quantomeno imbarazzante nella migliore delle ipotesi, se non un vero e proprio elemento di incoerenza nella peggiore. Allora, delle due l’una: o Costruire democrazia continua a tenersi Monaco, assumendosi oggettivamente la corresponsabilità delle sue azioni e dei comportamenti politici e istituzionali, oppure ne prende le distanze, dando un segnale di chiarezza e limitando il danno ad una pessima selezione della sua candidatura.

La strada intrapresa, pare che sia questa seconda. Poche settimane addietro, Costruire democrazia ha tenuto sul tema un’infuocata assemblea regionale alla quale ha partecipato lo stesso Monaco a cui, senza tanti giri di parole, è stato intimato di rispettare l’impegno assunto con il movimento. Sta di fatto che, ad oggi, Monaco non solo l’indennità non se l’è tagliata ma, coerentemente con la linea filogovernativa, ha pure lui condiviso la delibera “bavaglio” dell’Ufficio di presidenza, quella che pare abbia dato mandato a Frattura di attivarsi a tutela dell’onorabilità dei singoli consiglieri e dell’immagine del Consiglio regionale e che di fatto, se così fosse, equivarrebbe al tentativo di mettere il silenziatore alla stampa e all’informazione che raccontano le malefatte della casta. Un vecchio giochetto politico molisano, quello della fabbrica della querela, che conosciamo molto bene essendo stato praticato con ampio spiegamento di avvocati e mezzi nelle passate legislature regionali. Insomma, cambiano i lupi ma i vizi permangono i medesimi.

Ma torniamo a Bomba, come si suol dire. Anzi, alla bomba, perché quella che sta per esplodere a giorni è una vera e propria granata destinata a far saltare politicamente in aria proprio Filippo Monaco. Il prossimo 21 ottobre è convocata una nuova assemblea di Costruire democrazia nel corso della quale è facile prevedere che la posizione del consigliere regionale verrà esaminata nuovamente con pesanti conseguenze. O almeno questo è quello che, coerentemente con le posizioni di Costruire democrazia, è lecito attendersi. Se ciò non fosse, se tutto restasse inalterato, se nel convento i frati continuassero solo ad incrociarsi ripetendosi ad ogni incontro: “fratello ricordati che devi morire”, senza che accadesse poi nulla, su Costruire democrazia graverebbe la responsabilità oggettiva di questo ossimoro politico che andrebbe, a questo punto, spiegato agli elettori. Una storia che va avanti da tempo, almeno da quando Monaco, in cerca di un convento dove farsi eleggere, usava presentarsi costantemente in trio alle conferenze stampa, insieme a Massimo Romano e a Felice Di Donato. Questi ultimi due, oggi, sono fuori dal Palazzo a differenza di Monaco che sta ben saldo nel monastero dei privilegi.

 

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