Il processo prenderà il via l’11 febbraio. Al termine di una lunga fase preliminare – segnata da due incidenti probatori e molte udienze rinviate – il Gup del tribunale di Isernia, elena quaranta, ha rinviato a giudizio cinque persone: oltre alla proprietaria della palazzina di Pesche, saranno processati i tecnici e i professionisti che hanno avuto a che fare con i lavori e la fornitura del gas. Per una sesta persona è stato disposto il non luogo a procedere. Gli imputati dovranno rispondere a vario titolo di omicidio colposo e del crollo della costruzione in concorso. L’esplosione si verificò la mattina del 5 maggio del 2010, evidentemente a causa di una perdita dall’impianto del gas. La sera prima nella mansarda dell’edificio che affaccia sulla statale 17, erano andati ad abitare Giovanni Di Caprio, 25 anni, di Isernia, la moglie e il figlio. All’epoca aveva appena un mese. Rimasero tutti feriti. Ma fu Giovanni ad avere la peggio: fu travolto in pieno da una fiammata, forse causata dal tentativo di accendere una sigaretta in un ambiente ormai saturo di gas. Riportò ustioni sul 90% del corpo. Fu ricoverato in un ospedale specializzato di Napoli, ma dopo qualche giorno il suo cuore smise di battere. Da allora i suoi familiari chiedono giustizia, vogliono sapere se ci siano o meno dei colpevoli per la morte di quel giovane. Nonostante le lungaggini della fase preliminare, si sono detti soddisfatti per l’avvio del processo gli avvocati di parte civile, Stefano Cappellu, Raimondo Fabrizio e Francesco D’Orsi: a loro avviso in questa vicenda ci “sono chiare responsabilità. E non di certo da parte della vittima”, hanno puntualizzato.

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