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Apertura - Attualità - Idee e opinioni - Politica - QD - 25 Settembre 2013

Monaco e Costruire democrazia: divorzio in vista. Il consigliere ha tre giorni per dimezzarsi l’indennità

di PASQUALE DI BELLO

Dopo l’esplicita richiesta dell’assemblea di Costruire democrazia, e in vista della manifestazione contro i privilegi della casta fissata per il primo ottobre, Filippo Monaco ha soli tre giorni per dimezzarsi l’indennità da consigliere regionale. Il movimento, che scenderà in piazza, non potrebbe allo stesso tempo manifestare contro i privilegi  e tollerare al proprio interno uno dei beneficiati.

Che dentro Costruire democrazia ci fosse un UFO, questo lo avevamo detto, e che si chiamasse Filippo Monaco, lo avevamo pure scritto. Ora, dopo l’assemblea regionale che il movimento fondato da Massimo Romano (con Peppe Astore ed Ermina Gatti, poi finiti su altre spiagge politiche) ha tenuto pochi giorni fa, lo hanno dovuto ammettere anche loro. Il consigliere regionale Filippo Monaco è un oggetto volante non identificato, o almeno lo è dentro Costruire democrazia. Lui, Monaco, a modo suo è però tutt’altro che ignoto, avendo subito ottenuto i suoi quindici minuti di celebrità facendosi eleggere vice presidente del Consiglio regionale con i voti della maggioranza guidata da Paolo di Laura Frattura. Già da quella occasione era chiaro che non sarebbe stato necessario il meteorologo per capire da quale parte tirasse il vento. Il vento di Monaco tirava allora, e tira oggi, in direzione ostinata e contraria all’identità stessa del movimento: radicale e contestataria. Il politico termolese è l’esatto contrario dell’uomo di Bojano: il primo devoto a Santa Dorotea, il secondo a Girolamo Savonarola.

Ma facciamo un passo indietro e torniamo alla mattina di domenica 24 febbraio 2013 alle ore sette, momento di apertura dei seggi elettorali per il rinnovo del Consiglio regionale e la contestuale scelta del presidente della Regione. La previsione di Costruire democrazia era quella di conquistare il secondo posto al maggioritario dietro Frattura; per il primo, sarebbe occorso un miracolo. Non si spiegherebbe in altro modo, se  non con la vocazione all’harakiri (cosa del tutto impensabile), la decisione di Massimo Romano di correre per la sola presidenza della Regione senza il paracadute della candidatura nella lista proporzionale del movimento. Il tandem sulla quale gli scommettitori interni al movimento avevano puntato le loro fiches era chiaro: Romano – Durante. Sarebbero stati loro, una volta eletti, il punto di partenza per l’assalto al Palazzo, l’innesco di quella scalata al cielo che si sarebbe concretizzata solamente alla successiva tornata elettorale (2018), dopo aver rosolato a puntino Frattura e soci per cinque anni.

Le cose, come noto, non sono andate così. A volte, le ciambelle, non solo non riescono col buco ma prendono addirittura fuoco nel forno. Non solo il miracolo non ci fu e, contro ogni previsione della vigilia, oltre a Romano anche Michele Durante restò fuori dal Consiglio regionale, superato per un pugno di voti proprio da Monaco, arrivato in articulo mortis dentro Costruire democrazia. Ciambella, quindi, incenerita; ma solo oggi, dopo otto mesi, di quella carbonizzazione Costruire democrazia riesce a sentire la puzza di bruciato. Otto mesi nel corso dei quali l’eletto, Monaco, e i suoi elettori (quelli che hanno conferito col loro voto il quorum a Costruire democrazia), praticamente non si sono parlati. E, a ben guardare, rapporti Monaco non ne ha avuti nemmeno con la segreteria del movimento, fatto che gli è stato rimproverato (anche a voce squillante) nel corso dell’assemblea dell’altro giorno. In quella medesima occasione, Costruire democrazia ha chiesto al proprio consigliere di rispettare uno dei punti cardine della scorsa campagna elettorale: il dimezzamento dell’indennità mensile da consigliere regionale. Conti alla mano, Monaco costa (considerando anche la sua veste di vice presidente del Consiglio regionale) la bellezza di 12mila 500 euro al mese, una cifretta niente male per uno che viene dai comunisti di Sel ed è finito in Costruire democrazia. Alla richiesta fatta a gran voce dai presenti, pare che l’interessato abbia risposto zagagliando qualcosa del tipo: aspettate di vedere il mio cedolino, ci sono già delle riduzioni. Una risposta debole, per un uditorio in cerca di riscatto.

Il punto adesso è questo: quali saranno le conseguenze di un mancato adeguamento di Monaco alla richiesta del movimento? E quando scatteranno, se scatteranno: tra un giorno, un mese, un anno? E, soprattutto, che farà Costruire democrazia il prossimo primo ottobre quando si terrà la manifestazione “contro i soprusi della casta” indetta proprio per chiedere la riduzione delle indennità dei consiglieri regionali? Dalle informazioni in nostro possesso (di prima mano e attendibilissime), Costruire democrazia aderirà alla protesta ma a quel punto, se Monaco nel frattempo non si sarà tagliato l’indennità, il movimento che farà: manifesterà contro quello che è il suo massimo rappresentante istituzionale e, di fatto, contro se stessa? Allora delle due l’una: o Monaco si adegua nel termine di tre giorni o, di fatto, è fuori da Costruire democrazia. Da quel momento in poi, finita la manifestazione, il cerino passerà nelle mani dell’assemblea del movimento: sbagliare è umano, perseverare è diabolico, e dopo il primo errore, quello di aver candidato un UFO tra i suoi, Costruire democrazia non può permettersi il secondo: quello di continuare a tenerselo.

 

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