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Attualità - Evidenza - QD - 24 Settembre 2013

Ittierre, dissequestrati migliaia di capi

Dalla Ittierre riceviamo e volentieri pubblichiamo

Doppia vittoria giudiziaria per la Ittierre di Antonio Bianchi, che ha ottenuto la restituzione dei capi posti sotto sequestro in seguito alle denunce per falso e truffa da parte delle maison Ermanno Scervino e Gianfranco Ferré, ex licenziatari per le linee Ermanno/Ermanno Scervino e GF Ferré. Ma soprattutto, aspetto forse ancora più importante, dalla sentenza emessa dal Tribunale di Monza, in funzione di giudice del riesame, emergono una serie di particolari che collocano in una luce completamente diversa le indiscrezioni circolate nelle scorse settimane a proposito di Ittierre, sia con riferimento ai problemi di ritardi nelle consegne ai licenziatari, sia riguarda ai tempi e ai modi con cui sono state diffuse le notizie sull’intensa attività di ispezioni e sequestri della Guardia di Finanza nei mesi scorsi. La prima vittoria giudiziaria risale addirittura al 26 luglio scorso (ma tra ferie e depositi lo si è appreso solo ieri), ed è il dispositivo del tribunale per il riesame di Isernia, che ordina il dissequestro di una serie di giubbotti a marchio Ermanno bloccati dalla Guardia di Finanza di Isernia, presumibilmente su segnalazione della stessa maison toscana. Ma la vittoria decisiva, anche per capire meglio cosa sta succedendo nell’azienda di Pettoranello, è rappresentata dall’ordinanza emessa dal Tribunale di Monza, sempre in funzione di giudice del riesame, lo scorso martedì 17 settembre, ordinanza depositata in cancelleria giovedì 19. In altre parole, proprio nei giorni in cui si moltiplicavano sulla stampa locale le indiscrezioni sulle indagini e i sequestri, aggiungendosi a quelle sui ritardi nelle consegne ai licenziatari , il presidente Antonio Airò firmava un’ordinanza in cui si legge che il tribunale del riesame «annulla i provvedimenti di sequestro effettuati dalla Guardia di Finanza di Sesto San Giovanni in data 10/7/2013 e 11/7/2013». E «dispone la restituzione dei beni in oggetto del sequestro a Ittierre». Nell’ordinanza, i punti cruciali sono due. Innanzitutto, il motivo centrale del dissequestro, cioè che mancavano i presupposti per il sequestro. Come sottolinea il Tribunale di Monza, fra Scervino e Ittierre è in atto un contenzioso legale, nell’ambito del quale ognuna delle due parti accusa l’altra di inadempienze e irregolarità: finché questo nodo non sarà stato sciolto, non si può parlare di falso e truffa, cioè di utilizzo di un marchio senza la relativa licenza. Stesso discorso, dice il Tribunale, per la maison Ferré, che non può parlare di uso illecito di un marchio in presenza di un contenzioso sulla licenza. Ma la scoperta più fragorosa e almeno a prima vista sconcertante, è che la Finanza non aveva sequestrato solo pezzi a marchio Ermanno/Ermanno Scervino e GF Ferré, ma decine di migliaia di capi con i marchi degli altri licenziatari (e addirittura con il marchio denim Asche, che è di proprietà di Ittierre): prima 9 mila e poi, si legge nell’ordinanza, addirittura 407 mila (ma il secondo numero è probabilmente il risultato di un conteggio che specifica più pezzi per ogni capo, il numero esatto dovrebbe aggirarsi sui 60 mila abiti): e fra gli altri licenziatari, sottolinea l’ordinanza, «nessuna società ha sporto querela». Anzi, molti probabilmente stavano aspettando i loro capi finiti inspiegabilmente sotto sequestro, mentre altri capi erano abiti stoccati di cui Ittierre, riconosce il giudice, aveva comunque la piena disponibilità. Dunque la vicenda sembrerebbe chiarita. Resterebbe da capire perché le indiscrezioni che remavano contro la verità degli atti giudiziari, siano state fatte uscire proprio in piena settimana della moda.

Tommaso Bianchi

 

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