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Apertura - Attualità - Idee e opinioni - Politica - QD - 20 Settembre 2013

Sanità, il masochismo territoriale del Sud

di MANUELA PETESCIA

La vicenda della signora operata a Venafro e deceduta perché in quell’Ospedale mancava il reparto di rianimazione, riporta in cronaca e in attualità quello che Telemolise ha sempre sostenuto: la sanità è una catena delicatissima di servizi sanitari integrati tra loro e la parola razionalizzazione si ritorce contro il diritto alla salute dei cittadini con conseguenze drammatiche. 

 “I tagli indiscriminati nel settore della sanità vanno a spezzare un sistema delicatissimo. Una catena fatta di anelli strettamente connessi, l’uno sussidiario all’altro, l’uno perfettamente inutile in assenza dell’altro. Se quella catena si interrompe, salta tutto il sistema”.

Era questo l’incipit del nostro ultimo servizio sulla sanità e i fatti ci danno ragione.

Un ospedale è dotato di tac, l’altro di risonanza magnetica, uno ha il reparto di ortopedia, l’altro di rianimazione, chi ha la chirurgia non ha la cardiologia, e via di lì in un crescendo di mannaie che cadono sulla testa dei molisani.

Tutto questo, per rispettare il parametro del pareggio di bilancio, come se tale parametro fosse una specie di capestro, sospeso sulla testa dei molisani.

È chiaro che in queste condizioni l’unica alternativa è quella di tagliare gli Ospedali: per ridurre i rischi di un intervento che richiede approcci multispecialistici la soluzione è quella di ricoverarsi direttamente in una struttura completa e attrezzata per l’emergenza. Verrebbe spontaneo, allora, proporre un unico ospedale, uno e buono, a Campobasso. Nessun reparto può essere fiore all’occhiello di qualcosa, in assenza di altri indispensabili servizi sanitari, dunque il ragionamento non farebbe una piega.

Bisogna risparmiare e allo stesso tempo bisogna tutelare la salute dei cittadini. L’equazione, tanto cara ai supermercati del 3×2 – e imposta allegramente dallo Stato in materia di salute – non può che viaggiare verso un unico nosocomio super attrezzato.

E forzando il ragionamento, non si vede perché un paziente, una volta impacchettato e spedito in direzione Campobasso, non possa ragionare pro domo sua al cento per cento e pretendere il ricovero direttamente a Roma.

Se si accettano con passività e sciocco spirito di sudditanza le direttive dello Stato in materia di salute, l’epilogo sarà questo.

E poiché siamo pochi, sempre e solo pochi, se passa il principio che chi non ha numeri non ha soldi e chi non ha soldi non ha diritti – un principio che la Costituzione non contempla da nessuna parte – adesso toccherà agli ospedali perché non ci sono pazienti, poi alle scuole perché non ci sono alunni, poi alle università perché mancano gli iscritti, alle ferrovie perché mancano i passeggeri e poi magari, anche le strade, perché mancano le automobili: “Salite sul mulo e seguite il sentiero della transumanza”, ci diranno.

La domanda, chiara, sintetica e brutale, invece, dovrebbe essere un’altra: chi se ne frega del pareggio di bilancio, chi ha paura dello Stato se è uno Stato che calpesta i diritti sanciti dalla Costituzione?

Ma poi arriva l’ennesimo commissario, si obietterà.

Benissimo, e ad ogni atto dell’ennesimo commissario si farà l’ennesimo ricorso. Il commissario propone e il Tar boccia, finalmente la regione Molise potrebbe campeggiare sulle cronache nazionali per un evento diverso dal terremoto.

Se i nostri amministratori non si liberano del complesso di inferiorità con cui si confrontano ai tavoli romani, se non entrano nell’ordine di idee che la politica dei tagli va presa a sprangate, al Molise non resterà nulla. Si comporta sempre, invece, questo Molise, come la sposa senza dote di una volta, perennemente grata al marito, rassegnata a elemosinare e strisciare.

Perché si è accumulato il debito sanitario?

Sarà forse venuto il momento di fare un passo avanti rispetto alle storielle suggestive dei reparti inutili sorti per fabbricare voti e degli sprechi tutti e solo molisani, storielle che si usano per spiegare il debito sanitario regionale.

Basterebbe seguire i programmi televisivi nazionali (Telemolise ha mandato in onda diverse interviste in proposito), per scoprire che gli sperperi e le ruberie sono equamente distribuiti al Nord come al Sud.

Se vogliamo ragionare affrancati dai pregiudizi e dai sassolini che ognuno si toglierebbe volentieri dalle scarpe, la spiegazione del debito accumulato è semplicissima: le risorse che lo stato destina al Molise, poiché sono calcolate sul numero degli abitanti e non sul principio che “la salute è uguale per tutti”, sono insufficienti.

Chinare il capo, obbedire e, casomai, chiedere pure scusa a Sua Maestà il capitalismo di Stato è un atteggiamento da perdenti, rinunciatari e masochisti, come perdente, rinunciatario e masochista è sempre stato l’atteggiamento del sud d’Italia, a partire dai crimini del Piemonte ai tempi dell’unità d’Italia: si accaparrarono tutto, compresi i risparmi e la forza lavoro, e non ci diedero in cambio nulla.

La soluzione del debito sanitario non è tagliare e pareggiare il bilancio, ma pretendere e ottenere di più, per evitare che lo Stato, dopo averci tolto tutto, ci tolga pure la salute.

Guarda il video su Telemolise

 

2 commenti

  1. Troppo riduttivo dire che le risorse sono insufficienti.Intanto usiamo bene quelle che abbiamo cercando di ridurre i tantissimi sprechi.I reparti doppioni ci sono come pure i tanti consulenti esterni,il troppo personale amministrativo e non sanitario,il parco auto degno di una multinazionale mentre le apparecchiature sanitarie sono ormai pezzi da museo ecc ecc.Non c’è stata una programmazione seria e siamo arrivati al punto che LA SANITA’ IN MOLISE NON ESISTE. Anche un semplice intervento di appendicectomia è a rischio. Speriamo solo di non averne bisogno

  2. Già tutti pensiamo oramai: Speriamo non ne avrò mai bisogno!”: Ma questi sono opensieri che lasciano il tempo che trovano. Ho persone amiche che vivono sulla loro pelle la situazione, hai voglia a dire “i progressi della medicina”, a che servono se poi questa non c’è? Ma la causa di tutto ciò qual’è? La sig.ra Petescia lancia lo slogan “chiedere di più”, e sinceramente mi fa sorridere. Intanto i medici hanno detto che piuttosto che tenre 5 ospedali scalcagnati, meglio tre buoni no? Troppo logico, troppo facile. E qui casca l’asino, perchè la sanità è vittima degli appetiti, il problema non è avere poco, ma divorare male. Perchè se si spendesse bene, forse si potrebbe pure chiedere di più, ma quando “homo homini lupus” (l’uomo si fa lupo con gli uomini), questo è.

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