di PASQUALE DI BELLO

Campobasso può cambiare ed eleggere un sindaco a 5 Stelle. A sostenerlo è il capogruppo in regione dei pentastellati, Antonio Federico. Nessuna alleanza ma ampia possibilità a includere nel movimento le esperienze provenienti dalla società civile. Viatico della conquista a Palazzo San Giorgio, la ottima performance alle regionali di febbraio: il Movimento 5 Stelle è il primo “partito” nel capoluogo di regione.

“Campobasso può essere il primo comune del Molise ad essere governato dal Movimento 5 Stelle”. A dirlo è il capogruppo in Regione, Antonio Federico, che così apre ufficialmente la corsa alla conquista di Palazzo San Giorgio. Mentre centrodestra e centrosinistra sono impegnati (si fa per dire) in minuetti, tarantelle, zig zag e quadriglie tra capi, capetti, caponi, capataz e sparafucile di partito, loro, i 5 Stelle, pensano davvero a conquistare l’amministrazione del comune capoluogo, chiamata al rinnovo nella primavera del 2014. E in questa direzione si stanno già organizzando.

“Nessuna alleanza ma totale apertura al coinvolgimento nel nostro movimento”, dice Federico: insomma, chi vuole e condivide le nostre proposte, venga con noi. E questa volta, a differenza della scalata alla Regione, l’obbiettivo è a portata di mano. Su Campobasso i 5 Stelle hanno un gruppo di attivisti super organizzato e presente, un radicamento che ne ha fatto alle scorse elezioni regionali di febbraio il primo partito in città col 15,25% dei consensi, un risultato che stacca di circa tre punti percentuali le performance del Pd e del Pdl. A ciò si aggiunga che Federico e Manzo stanno lavorando molto bene a Palazzo Moffa, con impegno, studio, proposte intelligenti e concrete e con una robusta dose di umiltà.

“Su Campobasso – dice ancora l’ingegnere col pallino della musica e della politica – dobbiamo ripartire da zero su tutto”. Antonio Federico come Gino Bartali: “L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare!”. Ed è difficile dargli torto. Sia detto absit iniuria, ma quella uscente è non è un’amministrazione è un’armata Brancaleone capace di litigare su tutto salvo che su una cosa: l’immobilismo. Chi vuole averne una prova, trascorra questo scampolo d’estate in città. Una landa morta e incartapecorita: questo troverà chi venisse per ventura o per scelta nel capoluogo. Di giorno il deserto e alla sera clima spettrale. Assenza totale di qualsivoglia manifestazione per allietare i giovani, per far compagnia agli anziani, dare decoro alla città, per far trastullare gli intrastullabili gente come noi, di mezza età, che cerca nella notte lo svago alle inquietudini del giorno. Niente, nulla. Così com’è, Campobasso è una città buona solo per due cose: comprare le scamorze o fare testamento.

Eppure quel risultato del 15,25% dei consensi deve far riflettere, perché se è vero che a Campobasso le istituzioni sono morte, è altrettanto vero che non sono morti i campobassani. Questi ultimi, volendo, un colpo di reni (e di dignità) potrebbero averlo. I giochi, quando verrà il momento, saranno molto diversi dal solito, c’è aria di sparigliamento di carte e, soprattutto, di aria fresca, pulita, limpida. L’esatto contrario dei fumogeni sparati a sinistra come a destra.

 

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