L’ex consigliere regionale e fondatore di Costruire democrazia, Massimo Romano, traccia un bilancio dei primi mesi del governo Frattura. Severo e sprezzante il giudizio, dalle recenti nomine, al quinto assessore, alle indennità: “Era questo il Molise di tutti che avevano in mente?”, si chiede Romano.

Lavoriamo per rimetterci in linea con dignità e decoro anche agli occhi di chi crede che il Molise sia un puntino sbagliato sulla carta geografica.” Questa la dichiarazione rilasciata ieri dal Presidente della Regione ad un giornale locale.

Ma davvero Frattura crede che in questi mesi la politica stia offrendo un’immagine dignitosa e decorosa del Molise? Nella scorsa seduta, al mattino il Consiglio ha approvato la legge che aumenta le tasse a tutti i molisani; mentre al pomeriggio, una che aumenta le indennità a tutti i Consiglieri. Così, tanto per non farsi mancare nulla. E’ dignità, questa?

Nella giornata di ieri, poi, si sono sovrapposti, quasi contestualmente, due fatti: da un lato, la scomparsa del senatore Lello Lombardi, uno degli uomini più intelligenti, autorevoli, colti ed onesti della storia politica della nostra Regione; dall’altro, l’immagine squallida e provinciale di un Consiglio regionale che impiega 18 ore per spartirsi quattro nomine in croce in favore dei soliti amici, soci di studio, cognati e trombati (infornata che proseguirà nelle prossime ore, e infatti già sembra di sentirli i tacchi degli o delle scalpitanti aspiranti…). Fa sempre un certo effetto il paragone tra un gigante e i nani. Quando i nani si atteggiano a giganti, poi, quell’effetto tocca proprio lo stomaco.

Era questo il “Molise di tutti” che avevano in mente?

Frattura aveva indicato come priorità assoluta del suo programma elettorale la riforma dell’apparato amministrativo e burocratico per restituire competitività e modernità al sistema Regione, promettendo di sfoltire le poltrone e di assegnarle in base ai meriti e non alle clientele. Sono passati cinque mesi e ha fatto l’esatto contrario (cosa, oltretutto, prevedibilissima, visti i precedenti e alcuni ‘compagni’ di viaggio). L’unico tentativo di riforma è stato la proposta di legge che cancella l’agenzia ‘Molise lavoro’ in quanto ente asseritamente inutile: mentre la proposta è ancora ferma in commissione, l’agenzia è in procinto di assumere 5 nuovi dipendenti (non si capisce per fare cosa visto che ne è imminente lo scioglimento).

L’altra  riforma in cantiere, prevista per settembre, è quella dello Statuto (non pervenuta, al momento, la promulgazione di quello approvato a dicembre scorso). Nella proposta (partorita, c’è da scommetterci, da sopraffini giuristi) ci sono, tra le altre innovazioni epocali, due perle: l’aumento del numero di assessori da 4 a 5, con una formulazione del testo statutario che ricorda quella di un regolamento per il campo di bocce parrocchiale; e poi c’è una disposizione (considerata impellente ed improcrastinabile da tutti i molisani, c’è da giurarci) che consente l’istituzione dei consiglieri supplenti in vece degli assessori sospesi.

“Ci insultano, ma non rubiamo lo stipendio. Lavoriamo con dignità”, ha spiegato il Presidente.

Se è costretto a precisarlo è forse perché il dubbio, dopo questi primi mesi, è venuto a più di qualcuno. E non solo tra i suoi oppositori. Ma era poi così difficile accorgersene per tempo che riciclando tutto il vecchio non sarebbe cambiato proprio nulla?

Massimo Romano

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