di PASQUALE DI BELLO

Le recenti dichiarazioni di Cristiano Di Pietro sui tagli alle indennità rischiano di mettere in serio imbarazzo Paolo di Laura Frattura. Il presidente, favorevole ad una drastica riduzione dei costi della politica (a partire dall’abolizione dell’art. 7), sconta, pur senza colpa, le parole disinvolte di alcuni consiglieri di maggioranza. Oggi la manifestazione del Movimento 5 Stelle contro i costi della Casta.

Appassionati come siamo di fantascienza, spesso ci dedichiamo alla lettura degli scritti, delle dichiarazioni, dei motti e delle sentenze che il consigliere regionale Cristiano Di Pietro rilascia a ciclo continuo. Di Pietro parla a tre turni, come nelle fonderie, e talvolta, dobbiamo riconoscerlo, ha sull’argomento “fantascienza” parole definitive e insuperabili. Prendete ad esempio quelle pronunciate di recente sul tema del taglio alle indennità di lorsignori, un bluff denunciato a più riprese dai commentatori più attenti, un trappolone ben documentato dai conteggi pubblicati (anche su questo giornale) sia dal collega Giovanni Minicozzi sia dai consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, Antonio Federico e Patrizia Manzo. A quei conti, qualora avesse voglia di leggerli e di farsi un’idea precisa della vicenda, rimandiamo Cristiano Di Pietro a cui, essendo buoni d’indole e animati d’amore verso il prossimo, forniamo anche una tabellina.

Ciò detto e premesso, quello che stupisce nelle sue recenti dichiarazioni (ma anche in quelle di altri) sul tema delle indennità, è l’assoluta mancanza di senso del ridicolo e del pudore. Ma andiamo per gradi. Riferito alla politica del Movimento 5 Stelle sui costi della Casta, Di Pietro dice: “Il M5S fa la sua politica, una politica per infiammare le piazze e dare addosso alla casta”. Ora, l’avessero detta Gianfranco Rotondi o Pierferdinando Casini, una cosa del genere l’avremmo pure capita ma, messa in bocca ad un Di Pietro, una simile dichiarazione suona davvero ridicola, posto che l’Italia dei Valori ha fatto per anni dell’incendio delle piazze una ragione di vita. Poi aggiunge, riferito alle indennità: “Io, sinceramente, ho avuto un taglio sulla mia busta paga del 30 per cento e ne sono orgoglioso. Il 30 per cento quest’anno, il 10 per cento l’anno scorso, il 10 per cento l’altro anno, un taglio del 50 per cento. Credo che lo stipendio di un consigliere regionale possa essere ancora migliorato nel suo contenimento”. Ora, lette queste parole, vorremmo capire anche in questo caso quale altro aggettivo, oltre a quello di “ridicolo”, possa attribuirsi a questo ragionamento. Essendo di circa 10mila e 500 euro l’attuale indennità media di un consigliere regionale, dovremmo concludere (cosa che non è) che sino a qualche tempo fa Cristiano Di Pietro era un privilegiato tra i privilegiati, dovendosi calcolare la propria indennità ad oltre 20mila euro, una cifra mensile mai liquidata a nessuno in Regione (nemmeno ai presidenti di Giunta e Consiglio).

Ma non è finita. Riferito sempre al Movimento 5 Stelle, dice Di Pietro: “Devono fare un’azione di piazza, la facessero (forse era meglio dire “la facciano”, ndr), però non raccontassero (forse era meglio dire “non raccontino”, ndr) balle come quella che stanno dicendo: restituiamo i soldi alla Regione Molise. Fino ad oggi da quello che risulta all’Ufficio di presidenza non hanno rinunciato né all’art.7 né hanno restituito ancora nulla alla Regione nonostante abbiano approvato una legge in cui si è inserito il diritto di restituzione …”. Ora, vanno dette due cose: tecnicamente Di Pietro ha ragione, praticamente invece ha torto marcio. E il perché è presto detto. La norma sulla restituzione, come tutte le leggi, necessita di un regolamento che definisca analiticamente le modalità di ritorno delle somme che chi vorrà potrà restituire alla Regione. In assenza del regolamento attuativo della legge, è chiaro che i pentastellati non abbiano restituito nulla alla Regione. Antonio Federico, il capogruppo che abbiamo sentito sull’argomento, è nell’ordine nostro personale: un ottimo musicista, un ingegnere (uno che sa fare di conto) e, soprattutto, non porta l’anello al naso; tre caratteristiche che ne fanno ai nostri occhi una persona rispettabile e degna di considerazione, oltre che onesta. Bene, Antonio Federico ci ha confermato quello che anche Di Pietro sa perfettamente (a meno che non legga i giornali o non segua la tv): i consiglieri regionali Federico e Manzo, detratta dalle indennità mensili la somma di 2mila 500euro (ritenuta da essi congrua per il lavoro svolto) accantonano su un apposito conto di appoggio i restanti quattrini. Questo, in attesa che un apposito regolamento dica in che modi e tempi quei soldi possano essere restituiti alla Regione. Ad oggi – ci ha confermato Federico – sono stati accantonati circa 50mila euro che “saremmo in grado di restituire sin da domani mattina”. E’ per questo che Di Pietro ha torto marcio su questo tema.

Ora, voi vi starete chiedendo il senso di questo nostro ragionamento  e sarete di certo sorpresi nel sapere che non è né diretto a Cristiano Di Pietro né a quelli del Movimento 5 Stelle: l’uno – fantascienza a parte – non rientra tra le nostre principali attenzioni e gli altri non hanno bisogno della nostra difesa d’ufficio, si difendono benissimo da soli. Il nostro ragionamento è dedicato a Paolo di Laura Frattura a cui, di questi tempi, suggeriamo oltre al consueto giubbotto anche le mutande antiproiettile. Rischia, se non fa attenzione, di essere impallinato dal fuoco amico dei parlatori a tre turni. Il tema delle indennità è delicatissimo e prudenza vorrebbe che i singoli consiglieri, prima di dar fiato alla bocca, provvedessero a raccordare i suoni e i pensieri col presidente, facendo parlare magari solo lui. Parlare come ha parlato Di Pietro, lanciatosi in una concione più grande di lui, significa solo fare un danno a Frattura, acuendo il clima di insofferenza e risentimento dei cittadini verso la politica e chi, ai massimi livelli, la rappresenta. Su questo versante, quello del danno a Frattura, Di Pietro dovrebbe essere più accorto nel suo dire, a meno che Di Pietro non dica l’unica cosa che tutti si attendono di sentire: che qualunque sia il tetto massimo stabilito dalla legge, vanno bene anche a lui 2mila 500euro al mese. Per il resto, anche se “lo stipendio di un consigliere regionale possa essere ancora migliorato nel suo contenimento”, forse è meglio che taccia:  10mila e 500euro al mese sono e restano un insulto verso la povera gente e vengono percepiti, da chi a fine mese non c’arriva, come una “rapina” alla collettività. Ecco, Di Pietro tenga questo a mente. Poi parli.

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