di PASQUALE DI BELLO

Martedì prossimo tornerà a riunirsi il Consiglio regionale. Per Frattura è un’occasione ghiottissima di rafforzamento della propria leadership. Potrebbe, in quella circostanza, annunciare l’abrogazione della norma “portaborse”, quella che nessuno tra i consiglieri regionali (di maggioranza e di opposizione), ad eccezione del governatore (e pochi altri), vorrebbe cancellare. Un “premio” mensile esentasse di 2450 euro che rischia di diventare uno scandalo e un caso nazionale.

Candidarsi in Molise porta sfiga. Questa Regione – e la sentenza della Cassazione sul caso Mediaset lo conferma – porta una jella nera. Giovanni Di Stasi, Michele Iorio e Silvio Berlusconi sono le vittime illustri di questa sequela funesta, una maledizione che, prima o poi, colpisce chi in questa terra intenda costruire le proprie fortune politiche. E’ solo una questione di tempo, ma l’anatema malefico è inesorabile. Guardate Iorio, ha resistito dodici anni ma pure lui è stato alla fine incenerito. E in che modo! Fulminato prima dal Consiglio di Stato in ottobre, poi dagli elettori a febbraio e, infine, dal decreto Monti (c.d. “Liste pulite”) a marzo che lo ha privato, sospendendolo, anche del ruolo di Consigliere regionale. Detto questo, fossimo in Frattura, toccheremmo ferro e tutto quello che di solito, oltre al ferro, si tocca per tenere alla larga la jella.

Ma c’è jella e jella, perché se in alcuni casi la sfiga uno se la ritrova addosso senza copla, in altri, uno se la va a cercare con le proprie mani. Prendete ad esempio il caso delle indennità regionali che, tagliate solo per finta, rischiano di diventare la Staligrado della maggioranza di centrosinistra. Frattura, questo lo sappiamo per certo, sta facendo il diavolo a quattro per tenere a bada le volpi e le faine che non perdono un’occasione per dare l’assalto al pollaio delle prebende e dei privilegi; ma il governatore è solo (o quasi) in questa battaglia impari contro la banda della pappa, un plotone di ganasce affilate pronte a mangiarsi questo mondo e quell’altro. Un truppone di pescicani che vanno, indistintamente, dalla destra alla sinistra e ritorno. Prendiamo solo un argomento, quello relativo al mantenimento o alla cancellazione del famigerato art. 7 della finanziaria regionale 2002, la cosiddetta norma “portaborse” che attribuisce a ciascun consigliere la somma mensile di 2450 euro esentasse, il doppio – per capirci – di uno stipendio medio spettante ad un operaio. Ecco, pensate che su questo tema ci sia qualcuno disposto a mettere mano alla credenza e toglierci da dentro questo ghiottissimo pezzo di groviera che il partito dei Topi Gigi (per dirla alla Montanelli) non aspetta altro di addentare ad ogni fine mese? Macché! Non ci pensate proprio, toglietevelo dalla testa. Da destra a sinistra, andata e ritorno e viceversa, nessuno fiata. E non fiatano nemmeno tra loro, perché su certi temi l’accordo tra lorsignori è tacito, frutto di una sorta di “conventio ad pappam” in forza della quale stanno tutti “già parlati” quando si tratta di salvare la pappa e il desco. Unica stecca nel coro, sono i consiglieri del Movimento 5 Stelle a cui vanno riconosciute due cose: l’onestà e la confusione. L’onestà è quella che li vede concretamente impegnati nella lotta agli sperperi e agli sprechi (vedi la riduzione delle proprie indennità e gli emendamenti presentati alla legge 11/2013, quella che doveva tagliare tutto e che ha finito per non tagliare niente); la confusione è quella di chi, pur contrario alla legge “taglia tutto – taglia niente”, in sede di votazione finale ha optato per una incomprensibile (e incoerente) astensione in luogo di una sonora (e coerente) bocciatura.

Per martedì prossimo, quando tornerà a riunirsi per l’ultima volta il Consiglio regionale prima della pausa estiva, i “grillini” hanno annunciato una manifestazione davanti a Palazzo Moffa. Un’iniziativa legittima e sacrosanta ma che rischia di trasformarsi in un danno di immagine per l’incolpevole Frattura, tirato per la giacchetta, e pure per la cravatta, dai Topi Gigi della sua maggioranza e della sua opposizione. Provi invece il governatore a spiazzarli tutti, gli uni e gli altri, perché l’occasione è ghiotta. Si alzi in aula e dica a chiare lettere che l’art. 7 deve finire alle ortiche e che sarà egli stesso a presentare una legge regionale, di due articoli, per decretarne il decesso. Il primo articolo per dire che quella norma è abrogata per sempre ed il secondo per stabilire l’immediata esecutività della legge lo cancella. Un gesto del genere ridarebbe smalto alla luna di miele tra Frattura e i molisani, metterebbe nell’angolo gli avvoltoi che di fatto la vorrebbero spezzare e, soprattutto, restituirebbe autorevolezza e forza al governatore, indebolito da una serie di tarantelle (non sue) che hanno caratterizzato l’avvio della legislatura.

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