Dopo circa dodici ore di lavori, il Consiglio regionale licenzia la legge sui tagli ai costi della politica. Pochissimi i cambiamenti e sostanzialmente invariati i privilegi. Fissati i limiti massimi ai compensi: 13800 euro lordi per i presidenti della Giunta e del Consiglio, 11000 per i consiglieri. Sull’abrogazione dell’art. 7 (norma Portaborse) proposta dal Movimento 5 Stelle la maggioranza va in panne e solo dopo un lunghissimo conclave trova una posizione comune.

Al termine di una lunghissima giornata di lavoro, il Consiglio regionale del Molise ha approvato la legge che taglia i costi della politica fissando i limiti massimi delle indennità per i Presidenti di Giunta e Consiglio (13800 euro lordi) i Consiglieri regionali (11000 euro lordi) e riducendo i contributi per i Gruppi consiliari. Ora sarà l’Ufficio di presidenza del Consiglio a stabilire le effettive entità.

Che la giornata fosse particolare lo si era capito di prima mattina quando il presidente della Regione, Paolo di Laura Frattura, aveva fatto il proprio ingresso in aula passando per un cunicolo anziché dall’ingresso principale. Solo l’intervento di un commesso, sollecitato dai presenti nei banchi della stampa, ha “liberato” il presidente dal tunnel che porta al garage del Consiglio.

A parte questo piacevole siparietto, che ha divertito parecchio anche lo stesso Frattura, per il resto la giornata è andata su toni da fico d’india, cioè spinosi. Spinosissima, infatti, è stata la mattinata nel corso della quale, invertendo l’ordine del giorno, non si è parlato di tagli ai costi della politica, come tutti si aspettavano, ma di aumento delle tasse. Precisamente dell’addizionale regionale sull’Irpef e del bollo auto; questo per far fronte ad un mutuo di 27 milioni necessari a pagare i debiti della Pubblica amministrazione nei confronti delle imprese che da tempo avanzano pagamenti dalla Regione. Con l’approvazione bipartisan di centrosinistra e centrodestra, la legge è passata. Unici contrari, i rappresentanti del movimento 5 Stelle.

Nel tardo pomeriggio invece si è passati all’esame della proposta di legge regionale n. 19, quella appunto che taglia i costi di indennità e spese per i Gruppi. Un esame lunghissimo ed estenuante che si è protratto sino a tarda ora. A bloccare i lavori e a mettere in crisi la maggioranza, un emendamento del Movimento 5 Stelle che proponeva l’abrogazione dell’art. 7 della legge finanziaria regionale del 2002, la cosiddetta norma “Portaborse” che stanzia a favore di ogni consigliere regionale circa duemila e cinquecento euro mensili sottratti ad ogni tipo di rendicontazione. E’ finita con la maggioranza che dopo un’ora e mezza di sospensione e conclave (era stata chiesta la sospensione di un minuto!) ha optato per lo stralcio dell’emendamento. Stralcio votato a maggioranza con il voto contrario delle opposizioni e con le sole astensioni di Fusco e Sabusco. La questione, ha stabilito la maggioranza, va approfondita e compreso se l’art. 7 possa rientrare nell’ambito della disciplina sancita dal decreto 174/2012, quello che impone i tagli. Insomma, un bizantinismo per rinviare la questione.

Precedentemente erano stati bocciati altri significativi emendamenti proposti dai consiglieri a cinque stelle, in particolare quello che prevedeva l’abrogazione della norma che indicizza agli aumenti Istat le indennità dei consiglieri e quello che sanciva il diritto alla rinuncia a parte o in tutto dell’indennità.

In buona sostanza, rispetto ai precedenti privilegi cambia effettivamente poco se l’Ufficio di presidenza non metterà pesantemente mano alle indennità massime. Positivo alla fine della giornata il commento di Frattura che ha tenuto a ribadire come la Regione Molise non sia stata diffidata da nessuno ad allinearsi al decreto taglia spese.

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