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mercoledì, Luglio 17, 2024

Spese folli. Tutte le anomalie dell’Ordine del giorno “salva Gruppi”

AperturaSpese folli. Tutte le anomalie dell’Ordine del giorno “salva Gruppi”

di PASQUALE DI BELLO

La vicenda delle spese folli dei Gruppi regionali si tinge sempre più di giallo. In particolare, leggendo l’Ordine del giorno bipartisan (presentato e poi ritirato), emergono molti dubbi e strane coincidenze

Martedì scorso, intorno al tocco, il presidente del Consiglio regionale del Molise, Vincenzo Niro, ha fatto in aula la seguente comunicazione (che, integralmente, si può trovare al resoconto stenografico): “L’ordine del giorno relativo al decreto legge 174/2012 viene ritirato in quanto superato dalla pronuncia della Corte dei conti del 5 luglio scorso”. Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere.

Preghiamo i lettori di fare attenzione alla sequenza cronologica degli avvenimenti.

Ventotto giugno. Nel marasma a mozzafiato sulle spese pazze dei Gruppi , qualcuno in Regione (ma non è dato di sapere il nome dell’insigne costituzionalista) predispone un Ordine del giorno dal tono autoassolutorio nei confronti della casta e vagamente inquisitorio nei confronti della Corte dei conti. Nel documento si dice, in buona sostanza, che siccome ai gruppi regionali mancavano riferimenti normativi precisi, nulla si può addebitare agli stessi quanto a condotte di spesa. Come dire? Se nessuno stabilisce che allo spettacolo di lap dance o in gelateria non posso andarci con i soldi del Gruppo, io da solo, con la diligenza ordinaria, non c’arrivo. Un ragionamento davvero esemplare che non fa una piega.

Tre luglio. L’ordine del giorno “salva Gruppi” viene protocollato “a mano” presso il Consiglio regionale (la Presidenza del Consiglio regionale).

Cinque luglio. La Sezione autonomie della Corte dei conti emette una pronuncia di orientamento vincolante (per le Sezioni periferiche): una sostanziale retromarcia rispetto a quanto indicato in precedenza in materia di rendicontazione delle spese dei Gruppi regionali per l’anno 2012. Si dice, in buona sostanza, che il lavoro svolto dalle sedi periferiche ha esclusivamente valore “ricognitivo” e che per l’effettiva applicazione delle norme contenute nel decreto 174/2012 bisogna far riferimento all’esercizio 2013. Crolla, in un attimo, non solo il lavoro delle sezioni periferiche ma anche l’attesa di chiarezza e pulizia proveniente dalla pubblica opinione.

Cinque luglio. In concomitanza con la pronuncia della Sezione autonomie della Corte dei conti, il presidente del Consiglio regionale, Vincenzo Niro, convoca l’assemblea di palazzo Moffa per il giorno nove luglio alle ore undici.

Cinque luglio, ore 20.23. Paolo Pietrangelo della Conferenza dei Consigli regionali trasmette alla Regione Molise il deliberato adottato dalla Corte dei conti lo stesso giorno.

Otto luglio. La nota di Pietrangelo viene iscritta al protocollo del Consiglio regionale del Molise.

Nove luglio. Consiglio regionale del Molise. Al primo punto dei lavori è iscritto l’Ordine del giorno “salva gruppi”. Lo stesso, dopo essere stato stampato e distribuito alla stampa in apertura di seduta, al tocco viene ritirato perché “superato dalla pronuncia della Corte dei Conti”.

A questo punto, vista la cronologia, vorremmo fare qualche considerazione. Intanto viene da chiedersi perché il presidente Niro abbia fatto stampare e divulgare l’Ordine del giorno in questione, per poi comunicare in tarda mattinata che esso era stato ritirato? Niro sapeva della pronuncia della Corte dei conti già prima del Consiglio regionale (lo prova, per tabulas, il comunicato la Conferenza dei presidenti di Regione lo scorso cinque luglio). A che pro, quindi, la pantomima della distribuzione e del successivo ritiro?

Ma vi è di più. Leggendo l’Ordine del giorno (che reca la data del 28 giugno e il protocollo del 3 luglio) si apprende che gli “elementi di dubbio in ordine alla legittimità del controllo […] sono stati presi in considerazione dal Sig. Presidente della Corte dei conti il quale, in un recente incontro con la Conferenza dei Presidenti delle Assemblee regionali, ha manifestato la propria propensione verso soluzioni intese ad evitare possibili conflitti tra poteri della Repubblica ed ha accennato alla predisposizione di percorsi di collaborazione tra la Sezione autonomie della stessa Corte e la Conferenza dei presidenti”.

Anche qui c’è la prova che il presidente del Consiglio regionale già sapeva che la Corte dei conti sarebbe intervenuta in senso di interpretazione restrittiva delle norme. E allora, perché predisporre l’Ordine del giorno in questione che reca anche la firma di Niro? Sfiducia verso le rassicurazioni dell’alto magistrato o volontà di mettere comunque un puntello ad un edificio che, evidentemente, stava crollando?

Ultima notazione. Dalla Conferenza dei Presidenti come mai avverto l’urgenza di comunicare in tempo reale la decisione della Corte dei conti? L’atto della magistratura contabile è del cinque luglio e lo stesso giorno, alle 20.23, la Regione Molise viene immediatamente avvisata. Vengono avvisate, supponiamo, tutte le Regioni perché lo scandalo delle spese folli riguarda tutti i Consigli, tutte le aree politiche e, probabilmente, tutti i Gruppi.

Agata Christie fa dire al baffuto e azzimato Poirot che “una coincidenza è una coincidenza; due coincidenze sono un indizio; tre coincidenze rassomigliano a una prova”. Tuttavia, per capire cosa stia realmente accadendo sulla vicenda Gruppi, siamo persuasi che non basterebbe nemmeno Ercule Poirot insieme a Jules Maigret e Nero Wolfe. Noi, al momento, ci limitiamo solo a segnalare queste strane coincidenze. I sospetti d’insabbiamenti e depistaggi li vogliamo lasciare deliberatamente da parte.

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