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mercoledì, Luglio 17, 2024

Gruppi regionali e questione morale. In Consiglio va in scena l’autoassoluzione

AperturaGruppi regionali e questione morale. In Consiglio va in scena l’autoassoluzione

di PASQUALE DI BELLO

Con un ordine del giorno bipartisan, il Consiglio regionale tenta l’autoassoluzione sulla vicenda delle spese folli dei Gruppi. Il documento, poi ritirato, evidenzia l’esistenza di una questione morale ben più grave di quella contabile

Con l’aria che tira, e soprattutto con la puzza di bruciato che porta, diventa sempre più difficile parlare in Molise di vita pubblica. Tra il lezzo e il puzzo di bruciato, c’è nell’aria una questione che tutti, o quasi, fingono di non vedere. La questione, che non è contabile, come con interpretazione riduttiva ci vorrebbe far credere, è una gigantesca questione morale. Stiamo parlando, per capirci, questione legata alla gestione dei fondi pubblici ricevuti dai Gruppi politici regionali. Va subito detto che sarebbe errato, oltre che disonesto, se circoscrivessimo la faccenda al solo 2012. Se lo facciamo solo perché questo è l’unico anno per il quale sono disponibili rilievi oggettivi formulati da un organo di controllo terzo, la Corte dei conti, che nulla ha a che fare con le tarantelle, i minuetti e le quadriglie della politica. In realtà siamo convinti che, se fosse possibile andare a ritroso nel tempo, probabilmente arriveremmo a scoprire che lo scandalo e la relativa questione morale hanno radici profonde e nascono sin dal 1970, anno di istituzione delle Regioni. Ma il punto, tuttavia, non è questo. Trattare l’argomento sul piano storico equivarrebbe a far svanire la questione morale di oggi in una sorta di evanescenza e ogni ragionamento, inevitabilmente, finirebbe per mischiarsi con la cortina fumogena e col massiccio nebbione che questa classe dirigente, quella che abbiamo appena eletto, indifferentemente da destra a sinistra, sta cercando di sollevare.

Ma andiamo per gradi, limitiamoci alla cronaca e rinviando ogni altro tipo di valutazione. Al momento di rendicontare gli oboli ricevuti nel 2012, tutti i Gruppi in Regione Molise hanno mostrato profili di irregolarità. Questo non lo diciamo noi ma lo afferma la sezione regionale della Corte dei conti sulla base del decreto legge 194/2012, quello che traccia un compiuto sistema di verifica delle spese dei Gruppi consiliari regionali.

Nei mesi scorsi, come abbiamo più volte scritto, i magistrati contabili hanno passato ai raggi X i resoconti dei Gruppi regionali e hanno scoperto delle cose che stanno a metà tra i film horror e quelli di fantascienza, con qualche puntatina anche all’Aldebaran per gli amanti delle pellicole a luci rosse. Il caso della notte al night, quella trascorsa da un consigliere regionale nella scorsa legislatura, non accenna a sgonfiarsi e anzi non è escluso che nei prossimi giorni se ne sappia di più. Ma non è il night che c’interessa, poiché la lap dance di qualcuno equivale alle torte gelato di qualcun altro o alle pantagrueliche abbuffate di qualcun altro ancora. Non vi è differenza, poiché il denominatore comune dell’intera vicenda è l’uso improprio, improvvido e illegittimo dei quattrini pubblici. E’ questa la questione morale, o meglio è questo il primo tempo della questione poiché il secondo si è giocato ieri in Consiglio regionale.

Anche qui stiamo alla cronaca secca. Iscritto al primo punto dei lavori dell’assemblea di palazzo Moffa, c’era ieri un Ordine del giorno “concernente il controllo e la rendicontazione delle risorse assegnate ai gruppi regionali e l’applicazione del decreto legge n. 174/2012”. Lo abbiamo letto più volte e, senza aver assunto alcuna sostanza stupefacente, siamo rimasti egualmente stupefatti al solo tatto con un documento che definire psichedelico è dir poco. Noi non sappiamo chi lo abbia redatto, e nemmeno lo vorremmo sapere, onde evitare di assumere Alka Seltzer a tubetti interi ogni volta che ci trovassimo dinanzi a questo maestro di azzeccagarbuglismo (perdonateci il pessimo neologismo, ma rende l’idea), ma sta di fatto che ci siamo trovati in mano un documento che altro non è se non un atto d’accusa alla Corte dei conti. C’è veramente da provare raccapriccio ed imbarazzo nel leggere frasi autoassolutorie come questa: “Ai gruppi consiliari mancavano riferimenti normativi certi ed inequivoci in materia di condotte di spesa e, in particolare, in materia di quantificazione delle spese in ragione della loro riconducibilità a finalità consone alla funzione politico-istituzionale che in parte caratterizza i gruppi consiliari”. Avete letto bene, c’è scritto esattamente questo, come se per comprendere che i night e le torte gelato non rientrano tra le funzioni politico-istituzionali di un gruppo  ci fosse bisogno di “riferimenti normativi” e non bastasse il semplice buon senso e la diligenza media dell’uomo comune. Leggendo oltre, e sempre con riferimento alla Corte dei conti – o meglio al lavoro della sezione regionale – si legge che “sono ravvisabili elementi di dubbio in ordine alla legittimità del controllo”. A questo siamo, addirittura all’indignazione di lorsignori, infastiditi dal lavoro della magistratura contabile. Ma l’apoteosi, come tutte le apoteosi, è alla fine, quando tra le altre cose l’Ordine del giorno “impegna i Presidenti della Giunta regionale e del Consiglio regionale […] a richiedere al Governo e al Parlamento un pronunciamento circa l’equiparazione dei gruppi politici regionali ai gruppi politici della Camera e del Senato della Repubblica”. Insomma, lorsignori non solo non corrono a nascondersi per l’uso improprio del denaro pubblico (comunque rilevato dalla Corte dei conti) ma addirittura rilanciano: vogliono essere equiparati ai gruppi parlamentari, così da usufruire di ulteriori privilegi. Di questo passo, e di equiparazione in equiparazione, oltre a quelli parlamentari, al Capo dello Stato toccherà ascoltare anche i gruppi regionali del Molise in caso di crisi di governo. Un trovata davvero geniale. Ci chiediamo, a questo punto, perché non chiedere l’equiparazione del presidente della Regione al Capo del governo e quella del presidente del Consiglio regionale a uno dei due presidenti di Camera e Senato?

Bene. In conclusione ci pare che anche in questa circostanza si sia passato il segno se non della buona creanza, sicuramente del buoncostume. Un Ordine del giorno così congegnato, alla luce dello sbafo generale rilevato dai giudici contabili, ci pare senza dubbio osceno. In un altro passaggio del documento, dove si chiama in causa il presidente della Corte dei  conti, il documento si propone la “predisposizione di percorsi di collaborazione tra la Sezione delle autonomie della stessa Corte e la Conferenza dei presidenti (delle Regioni ndr) mediante i quali la questione potrà essere ripianata”. Capito? Chiedono alla Corte dei conti di ripianare alla confusione in atto (che, a dire il vero, la stessa Corte, tra fughe in avanti e marce indietro, ha contribuito a creare) senza comprendere che l’unica cosa che c’è da ripianare è il buco di settecentomila euro spesi impropriamente da lorsignori.

Poscritto. L’Ordine del giorno di cui abbiamo scritto è stato ritirato, ufficialmente perché superato da una recente pronuncia della Corte dei conti. A noi, tuttavia, viene da pensare che qualcuno, accortosi delle castronerie scritte, ne abbia suggerito il ritiro per ragioni, lo ripetiamo, di decoro e buon costume. L’unica nota positiva è che il documento, così distribuito alla stampa, non reca la firma del presidente della Regione.

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