Giovanni Piacentino è un ricercatore molisano costretto ad emigrare all’estero, viaggiando molto e lavorando in tante parti del mondo. Attualmente vive a lavora a New York. E proprio dalla sua abitazione americana, pensando al suo Molise, alla trasmissione ‘Moby Dick’ di Giovanni Minicozzi, andata in onda su Telemolise qualche settimana fa ed alla quale ha partecipato, ha scritto una riflessione dai toni poetici, ma anche un po’ malinconici.
5350 miglia da Roma, 8715 da Sydney. Il ristorante è un panorama di finti distributori di benzina e di fotografie di eroi metropolitani da Elvis the pelvis a Joe di Maggio che con il suo soprosso avrà sofferto moltissimo. E’ li, con una mazza in mano, ignorato dalla diva accanto; un manifesto di Marylin Monroe nuda ai bordi di una piscina. La musica è blues verace, non quello rurale di Blind Lemmon Jefferson, non la riedizione pop dei bianchi, no; un sincero blues metropolitano non colto come un brano di Archie Shepp ma piano, giusto, di una malinconia pervasiva , rassegnata, ineludibile come la gravità. Tornando a casa, i miei compagni sono due Parrocchetti: Poll e Venerdì. Sono gialli, verdi e blea. Venerdi e’ un maschio molto bello e sciocco, Poll un femmina bruttina ma intelligentissima. E’ la mia preferita anche se, da quando le ho comprato Venerdì, mi ha tradito e passa tutto il giorno a chiacchierare o a leticare col suo compagno e non mi dice più le paroline. Ma si sa, sovente si ama chi ti ha tradito e disprezzato. Sono un naufrago. Questa terra mi ha salvato per alcuni anni, ma da allora torno sempre a guardare dalla riva il relitto che non affonda mai ma resta incagliato su un banco di sabbia ed a volte, squassato dalla tempesta sembra prossimo a disfarsi. Altre volte resta immobile in bonaccia e ciò in tutti questi anni, mi ha consentito di nuotare avanti ed indietro e di portarmi in questa terra ospitale molte e preziose cose tratte dal relitto. Ho portato qui la mia eredità biologica e morale che sembra essercisi acclimatata perfettamente. Ho portato nuovi, inaspettati e setosi affetti che mi avvolgono di attenzioni. Mi sono caricato di libri, fotografie ricordi, rimpianti, lacerazioni di una vita che spinta dalla curiosità mi ha condotto, vecchio marinaio, in tutti i porti da Marsiglia ad Istanbul, da Trieste a Ceuta. Ogni volta che torno sul relitto ne traggo qualcosa ma provo lo sgomento e la disperazione di parlare con la gente e vederla spenta, senza speranza senza idee, senza coraggio, furore o volontà, o peggio ancora focalizzata sui suoi personalismi e carrierismi e pronta a litigarsi le briciole. Nella mia ultima “nuotata” sono stato invitato ad una trasmissione televisiva dal titolo quanto mai adeguato a me: Moby Dick. Ringrazio il giornalista Giovanni Minicozzi oltre che per il gentile invito anche per l’ottimo progetto di trasmissione. Al dibattito su cultura e ricerca, erano presenti numerose componenti sia in studio che in collegamento. Erano rappresentate le iniziative museali sia istituzionali che spontanee, le competenze storico architettoniche ai massimi livelli regionali, lo spettacolo, la pittura, la musica. Credo che un noto scrittore avesse rifiutato di partecipare ma fosse stato invitato. La politica era presente con Nico Ioffredi che avrebbe potuto trarre dalla discussione opinioni utili per il suo lavoro. Non è andata così. Ognuno di noi ha rivendicato la centralità del suo problema, ha avanzato richieste di fondi ed infine ha partecipato ad una bagarre , ad uno scambio di accuse che hanno lasciato basiti. Ioffredi, Minicozzi e, presumo, i telespettatori. Non voglio esporre le mie opinioni in queste pagine spero ci sia modo di farlo in una prossima trasmissione. Devo solo confessare che pur essendo in questa terra plenipotenziario del piccolo regno di casa mia, di essere sempre più attratto dal tornare a bordo del relitto forse proprio perché le mareggiate stanno per affondarlo definitivamente e il Vecchio marinaio vuole condividere il destino del suo vascello sino a quando il mare non lo abbia inghiottito e su di lui sia richiuso.



