di PASQUALE DI BELLO

A tre mesi dalle elezioni, cosa rimane di Costruire democrazia? Delle tante battaglie e del suo leader, Massimo Romano, resta in molti molisani il rimpianto. Manca, in Consiglio regionale, un’opposizione forte, tenace, combattiva. 

L’ultima volta che lo abbiamo visto è stato la sera che si è chiusa la campagna elettorale a Campobasso. Lui, Massimo Romano, era in un noto albergo del capoluogo che attendeva Luigi De Magistris, il sindaco di Napoli che invece quella sera non venne, bloccato nella città partenopea da un’agitazione che non ricordiamo se fosse degli operatori del trasporto o della mondezza. Poco importa, salvo annotare ancora oggi la delusione cosmica che colpì l’enfant prodige della politica molisana, quasi un presagio funesto di quello che sarebbe avvenuto di lì a poco. Romano, forse illusosi di quel popolo di seguaci che lo seguiva ovunque (ma erano sempre gli stessi, come gli aerei mussoliniani che facevano il giro del palazzo), ci credeva davvero; se non a diventare presidente ma almeno ad arrivare secondo e guidare come Pancio Villa l’opposizione a Palazzo Moffa. Non è andata così, purtroppo per lui e purtroppo per noi, condannati come siamo a vedere contrapposta alla maggioranza di governo un’opposizione che, al netto dei grillini (a cui va dato il beneficio del noviziato), può essere presa ad esempio per studi definitivi sul metabolismo basale. In pratica dormono e, quando si svegliano, sono talmente straniti che al massimo emettono gridolini fuori luogo: è infatti già nella leggenda il solenne e irato “questo non si fa” pronunciato da Angela Fusco nell’aula al termine delle dichiarazioni programmatiche lette da Paolo Frattura. “Non si fa, non si può fare”, gridava sdegnata Angiolina alla maggioranza che applaudiva Frattura e più lei si sdegnava, roteando gli occhi nell’aria come se cercasse una zanzara da fulminare, e più gli amici di Frattura applaudivano. Al giro dopo non è andata molto meglio: l’opposizione – sempre la solita – ha parlato di “libro dei sogni”, rivolgendosi a Frattura che, più di un libro dei sogni, ha scritto un libro del sonno. Il governatore ha parlato così a lungo e così al futuro remoto che, lo confessiamo, ad un certo punto, siamo stati vinti dal sonno. Quando ci siamo svegliati, tuttavia, abbiamo provato un senso di consolazione e sollievo nel vedere che tutti gli altri ciondolavano nel dormiveglia, in uno stato di semi incoscienza da quale si sono riavuti solo grazie all’applauso liberatorio.

Detto questo, e solo questo, il blocco motorio dell’opposizione è un fatto evidente e preoccupante. Per questo ci manca Massimo Romano che, al netto delle querele e delle denunce e dell’ingorgo di carte, cartacce e cartucce delle quali ha inondato la Procura della Repubblica di Campobasso, era uno che studiava, si documentava, faceva riscontri e contro riscontri e poi attaccava quelle sue solenni rotture di cabbasisi che una giorno, più solenni e più rotture del solito, fecero sbottare Iorio. Livido in volto, l’ex presidente, gli urlò: “Tu la devi finire”. Ovviamente Romano non solo non finì ma continuò a fracassare i maroni sino allo sfinimento. E oggi? Dov’è oggi Massimo Romano? E’ sparito, questa è la triste verità. Scomparso, come in quell’indimenticabile sceneggiato degli anni ’70: Dov’è Anna?. Alla fine, dopo le spasmodiche ricerche del marito e della polizia, in quella meravigliosa storia in bianco e nero si venne a scoprire che Anna Ortese era stata uccisa, narcotizzata e poi incenerita nel rogo di un’automobile. Ecco, Massimo Romano a noi pare di vederlo così, incenerito, lui politicamente “scorretto” dalle trombette sfiatate del “politicamente corretto”. Quel che resta di Costruire Democrazia è ormai un lontano ricordo. Le tracce che vi sono in giro sono prive di spinta e forza, effigi di un riscatto molisano troppo grande per essere vero e troppo vero per essere compreso.

Sia chiaro, Romano ha fatto di tutto perché gli accadesse ciò che gli è accaduto. Ha peccato soprattutto di presunzione e di decibel, troppe urla e troppe ricette in tasca, ma ciò non ci impedisce di dire che oggi uno come lui manca nella politica molisana. Paradossalmente sarebbe utile anche a Frattura, cui gioverebbe un’opposizione da piragna. In Consiglio regionale per Costruire democrazia c’è oggi Filippo Monaco che, sia detto absit iniuria, sta a Romano come il Faemino sta al caffè vero. Non sappiamo se Romano tornerà, oggi fa l’avvocato e, per divertimento, il Dj. Qualche sera fa, a Bojano, l’hanno visto mettere dischi fatti col vecchio vinile, un materiale che era già morto quando Romano non era ancora nato. Gli avventori del locale – questo ci hanno riferito alcuni nostri conoscenti – si sono tanto divertiti e hanno ballato sino a notte fonda. Anche questa, volendo, potrebbe essere una consolazione per gli elettori di Costruire democrazia: prima Romano faceva ballare le poltrone su cui erano sedute le nobili terga dei potentati regionali; oggi, tolte le poltrone, a ballare restano solo le chiappe festose di qualche scatenato molisano.

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