di PASQUALE DI BELLO

A firma di Sergio Rizzo, il Corriere della Sera ha sferrato un duro attacco al neogovernatore del Molise. Sotto la lente i presunti interessi privati di Frattura, fonte, secondo il quotidiano di via Solferino, di un gigantesco conflitto di interessi. L’attacco rischia di diventare però un boomerang per il Corriere e un vantaggio per Frattura. Non risulta, infatti, alcun atto del governatore teso a favorire le proprie attività.

A volte bendarsi gli occhi non basta, è necessario anche turarsi le orecchie per non vederle e non sentirle certe cose. E’ questo quello che abbiamo pensato stamattina leggendo un articolo di Sergio Rizzo, firma di punta del Corriere della Sera, pubblicato sul quotidiano di via Solferino. Un insieme di dati camerali (quindi pubblici), ragionamenti e accostamenti dal carattere suggestivo che, nel tentativo di dimostrare tutto, alla fine non dimostrano un bel niente. Terminata la lettura, c’è tornato a galla dal deposito della memoria un personaggio della nostra infanzia sammartinese: Lesandre. Don Lisander (per dirla alla Gianni Brera, con linguaggio pedatorio-padano). Lesandre, vissuto tutta la vita negli Stati Uniti e rimpatriato per una serena vecchiaia nel paesello natio, dopo averli ascoltati attentamente soleva commentare i discorsi altrui con una esclamazione caratteristica: “E allor …?!”. E allora? Esclamava col tipico accento della east-coast. “E allor …?!”, e allora? E quello che abbiamo esclamato anche noi dopo aver letto sino all’ultimo rigo il pezzo che Sergio Rizzo ha dedicato al neogovernatore, Paolo di Laura Frattura: “Compagni e cognati, relazioni e parentele. Vecchie parentopoli nel ‘nuovo’ Molise”.

Quello che Rizzo tenta di dimostrare, è l’intreccio di affari (specie nei settori dell’energia e dell’edilizia) che farebbero capo a Frattura e che, fatalmente, lo porrebbero in una condizione gigantesca di conflitto d’interessi a causa del suo doppio ruolo di governatore e imprenditore. Partiamo da questo, ovvero dall’automatismo in base al quale scatta la presunzione (che non ammette prova contraria) che se sei o sei stato un imprenditore, fatalmente sarai destinato a ciurlare nel manico per il tuo tornaconto qualora entrassi in politica o, peggio ancora, nella stanza dei bottoni. Questo automatismo, questo assioma, non regge se non davanti ad una prova concerta: non risultano (o almeno non risultano a noi, ci dica Rizzo se risultano a lui) atti e fatti in base ai quali Frattura avrebbe avvantaggiato direttamente o indirettamente le sue aziende o quelle passate di mano. Se ci sono carte le si producano, altrimenti siamo nel campo degli accostamenti suggestivi e della lettura dei fondi di caffè.

Altra questione: appare chiaro che oggi, per far politica, bisogna partire da una precondizione: quella di accattonaggio. Quella dell’accattone, forse, è l’unica categoria esente dal conflitto d’interessi. Forse, ripetiamo, perché in tema mondezza e rifiuti forse qualcuno contesterebbe pure a un accattone l’interesse a comprare sacchi a pelo e coperte per la Protezione civile. Direbbero che non servono ai terremotati o agli alluvionati, ma all’accattone stesso per passare delle splendide serate al chiaro di luna.

Bisogna poi smetterla con un altro sport nazionale gradito alle grandi firme: quello di considerare il Molise una sorta di terra degli urogalli, uccelli non molto intelligenti con la panza grossa e la testa piccina. Le cose che racconta Rizzo sono, in larga parte, note ai molisani da tempo. Uno di quelli che le ha raccontate a dismisura (dimenticando che era Iorio l’avversario e non Frattura), è stato l’ex consigliere regionale Massimo Romano. Com’è andata a finire? Che Frattura è governatore (votato con un larghissimo consenso) e di Massimo Romano si sono perse le tracce (cosa che a noi, sinceramente, dispiace). Buttarla i caciara, in rissa, non serve. Gli elettori, caro Rizzo, sono sufficientemente maturi (anche se molisani) da scegliere liberamente e convintamente i propri rappresentanti. Gli intrecci societari di Frattura con i suoi parenti e affini, non interessano a nessuno. Ai molisani interessa che Frattura governi e bene la Regione.

Poi, per finire, alcune precisazioni che mai ci saremmo immaginati di fare al blasonato Corriere della Sera, dal quale mai ci saremmo sognati di leggere affermazioni così grossolane. Scrive Rizzo – cosa non corrispondente al vero – che Frattura è stato a lungo il “braccio destro di Iorio”. Dove, come, quando? Braccio destro significa una cosa precisa e non ci risulta che Frattura sia stato il consigliere più stretto, ascoltato e influente di Iorio nei suoi dodici anni di potere. Altra precisazione: il Molise non è una “piccola città”, semmai una piccola Regione. Che questo poi possa sembrare ridicolo, lo comprendiamo e, per certi versi, lo condividiamo. Ma questo è un altro paio di maniche. Quello che va detto è che Frattura è presidente da meno di tre mesi e non ci pare abbia fatto atti tesi a favorire i propri interessi o quelli dei suoi prossimi congiunti. Lasciamolo lavorare, perché non vorremmo che oltre alle macerie lasciate da Iorio gli toccasse di spalare pure la mota che gli arriva addosso dalla stampa blasonata.

 

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