di PASQUALE DI BELLO

E’ stata una mattinata di sorprese a ripetizione quella che ha portato alla elezione di Vincenzo Niro (Udeur) alla Presidenza del Consiglio regionale al posto del favoritissimo Vincenzo Cotugno (Rialzati Molise). Contestatissima dal centrodestra l’elezione a vice presidente del consigliere di minoranza Filippo Monaco (Costruire democrazia) eletto con i voti della maggioranza.

Entrato Papa in conclave, Vincenzo Cotugno ne è uscito cardinale: è questa la sintesi di una giornata trascorsa al luna park regionale. Alla fine della seduta con la quale il Consiglio ha eletto il proprio presidente ed il relativo ufficio, più che uscire dall’aula della massima assise locale ci è parso di scendere dall’ottovolante, tante sono state le curve a gomito, i saliscendi, le salite da stordimento e le discese abissali alle quali chi hanno sottoposto i consiglieri regionali dell’XI legislatura con le loro capriole i loro minuetti, i palleggi e i dribbling di una mattinata politica memorabile ed epocale. Sarà difficile che i posteri possano vedere nuovamente quello che hanno visto gli occhi dei contemporanei presenti alla seduta di insediamento del nuovo Consiglio regionale, ovvero una serie di giochi di prestigio che hanno reso possibile l’impossibile attraverso l’inutile. Partiamo dall’impossibile che è diventato realtà: l’elezione di Vincenzo Niro alla carica di Presidente del Consiglio regionale. Sino a pochi minuti prima dell’ingresso in aula, quella di Vincenzo Cotugno era un’elezione che i bookmaker davano per certa, pagata quindi dagli allibratori al minimo sindacale. Poi, dopo una serie rinvii, riunioni, conciliaboli, confessioni e comunioni, quando intorno alle tredici (con due ore di ritardo sul previsto!) lorsignori consiglieri si sono presentati in aula, è apparso subito chiaro che qualcosa bolliva in pentola: era l’incolpevole Vincenzo Cotugno, cannibalizzato da quella stessa maggioranza che sino a un minuto prima ne aveva garantito l’elezione. Pare che ci sia stato un ordine di scuderia impartito al PD da Roma affinché ci si orientasse sulla elezione di Niro, diktat che ha determinato un effetto trascinamento tale da portare alla elezione del candidato dell’Udeur allo scranno più alto di Palazzo Moffa. Al momento della votazione, comprensibilmente, Vincenzo Cotugno non era in aula: era già uscito dal pentolone nel quale volevano lessarlo e aveva già ripreso la strada per Venafro. La questione, non da poco, c’è da giurare che avrà delle ripercussioni politiche. Non dimentichiamo i quasi quindicimila voti assicurati al centrosinistra da Rialzati Molise, la formazione nella quale Cotugno è stato eletto con una robusta dose di preferenze (oltre quattromila). Dopo aver rinunciato al posto nel listino e al posto in giunta, a Rialzati Molise è toccato ingoiare quello che più che un rospo ci pare un vero e proprio fico d’india politico. Più che Rialzati Molise, ci viene da dire (formulando un auspicio): rialzati Cotugno, vista la botta micidiale che il politico venafrano ha accusato.

E questo è l’impossibile diventato possibile. Adesso veniamo all’impossibile diventato possibile attraverso l’inutile: l’elezione a vicepresidente del Consiglio di Filippo Monaco, eletto nelle file di Costruire democrazia. Ci siamo chiesti: se a posto di Monaco ci fosse stato Massimo Romano, li avrebbe accettati i voti della maggioranza per la sua elezione? Ci siamo anche risposti: no che non li avrebbe accettati. Massimo Romano, e Costruire democrazia in cui Monaco è confluito proveniente da Sel, ha condotto una campagna elettorale feroce e a mozzafiato contro la coalizione che ha espresso alla presidenza della Regione Paolo Di Laura Frattura. Più che il centrodestra, il bersaglio di Romano e CD è stato il centrosinistra, quello stesso che, spostando quattro voti sui dodici a sua disposizione, ha consentito l’elezione di Monaco alla vicepresidenza del Consiglio. Un fatto che ha fatto insorgere l’opposizione di centrodestra che ha gridato al golpe istituzionale e ha invitato (senza risultati) Filippo Monaco a rassegnare le dimissioni. In effetti, infrangendo una prassi istituzionale consolidata e forzando Statuto e Regolamento regionali, la vicepresidenza non è stata espressa dal maggior gruppo di opposizione ma da quello più piccolo (nemmeno il Movimento 5 Stelle ha trovato spazio) rimpolpato dai voti della maggioranza. Era proprio necessaria questa forzatura? A chi giova uno strappo istituzionale inutile e che, nel lungo periodo, potrebbe diventare dannoso? Dando spazio al calcolo e al cinismo politico, potremmo dire che perso un consigliere (Cotugno, che non crediamo resterà in maggioranza) la maggioranza ne ha acquistato uno nuovo con Monaco. Forse la spiegazione è questa e solo questa, e allora davvero viene da pensare al luna park e all’ottovolante. Pensare che le affinità elettive tra Frattura e Patriciello siano già svanite (ricordate il bacio tra i due?) e pensare che la maggioranza di Frattura vota uno di Costruire democrazia, non vi mette forse il capogiro? Non vi pare un mistero buffo?

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