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venerdì, Marzo 1, 2024

Regione: falsa partenza. Il governo sospende Iorio. Salta la prima riunione e l’elezione del presidente del Consiglio

AperturaRegione: falsa partenza. Il governo sospende Iorio. Salta la prima riunione e l’elezione del presidente del Consiglio

di PASQUALE DI BELLO

Con un provvedimento del 28 marzo scorso, il governo ha sospeso dalla carica di consigliere regionale Michele Iorio. Sulla testa dell’ex presidente della regione si abbatte la scure del decreto “liste pulite”. La condanna in primo grado per abuso d’ufficio nel caso Bain & Co. ha indotto l’esecutivo al drastico provvedimento. Dal canto suo, Iorio annuncia battaglia e si dice certo del suo ritorno.

“Hegel nota in un passo delle sue opere che tutti i grandi fatti e i grandi personaggi della Storia universale si presentano, per così dire, due volte. Ha dimenticato di aggiungere: la prima volta come tragedia, la seconda volta come farsa”. La citazione è di Karl Marx da “Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte” e ben si adatta alla farsa con la quale si è aperta l’XI legislatura regionale. Quella precedente si era chiusa per Iorio in tragedia, con l’annullamento delle elezioni regionali dell’ottobre 2011, quella attuale si apre con la farsa della sua esclusione dal Consiglio regionale.

L’ex zar (governatore è riduttivo) della Regione Molise per il momento è al tappeto, fuori dall’Assemblea legislativa regionale, sospeso in virtù di un provvedimento adottato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 28 marzo. A ragione di tale decisione, il decreto legislativo 235 del 2012, quello, per capirci, più noto col nome di “liste pulite”. La normativa prevede i casi incandidabilità, ineleggibilità e “divieto a ricoprire cariche elettive e di governo a seguito di condanne definitive” per tutta una serie di reati che vanno dai delitti di mafia all’abuso d’ufficio. E’ quest’ultimo la buccia di banana sulla quale è scivolato Iorio che, seppur non oggetto di condanna definitiva (il prossimo 18 aprile si celebrerà l’appello per i fatti in questione, quelli dell’affaire “Bain & Co.”), è incappato nelle maglie di una normativa aspra e farraginosa che invece di scioglierli i nodi, in questo caso li rinforza ingarbugliandoli ancora di più. Non c’è dubbio, infatti, che questa legislatura oltre che col brivido, vale la pena di ripeterlo, comincia anche con la farsa.

Che le cose si mettessero al brutto, lo si era capito soltanto un’ora prima dell’esordio del nuovo Consiglio regionale. Con un comunicato diramato intorno alle due del pomeriggio, Iorio da appuntamento alla stampa per le tre in Regione. Oggetto: la notizia e il commento alla sua sospensione. E’ successo questo: in mattinata la Prefettura di Campobasso, con una procedura decisamente singolare, ha anticipato agli uffici del Consiglio regionale l’arrivo di un provvedimento a carico di Iorio, datato 28 marzo, col quale il governo ha sospeso l’ex presidente in virtù della normativa già ricordata. La sospensione, che non è stata ancora ritualmente notificata, viene “anticipata” dalla Prefettura, una coincidenza che coincide troppo per non pensare che l’effetto innescato, da lì a poco, non determini una deflagrazione. E così è. Salta, infatti, il primo Consiglio regionale convocato, tra le altre cose, per l’elezione del suo presidente e del relativo ufficio. I consiglieri regionali, che mentre Iorio parla arrivano alla spicciolata, sembrano scolaretti al primo giorno di scuola e, come scolaretti, ascoltano sconsolati il suono della campanella di Angela Fusco (è lei che presiede temporaneamente l’assemblea) che rimanda tutti al prossimo martedì 9 aprile alle ore undici. “Gli è tutto sbagliato, tutto da rifare”, come avrebbe detto Bartali. Alla spicciolata tutti tornano a casa, compreso il presidente in pectore, Vincenzo Cotugno, sul quale la maggioranza aveva già trovato un’ampia convergenza. Anche il presidente Frattura appare sorpreso per la tempistica del governo.

Iorio, dal canto suo, dice quello che deve dire: “persecuzione e accanimento” sono le parole più frequenti nel suo discorso. L’ex governatore annuncia ricorso contro il provvedimento di sospensione e, al tempo stesso, confida nella sentenza di appello al processo Bain & Co. Il giudizio di secondo grado è previsto per il diciotto aprile e Iorio si dichiara certo della sua piena assoluzione. Non si da per vinto: “sono sospeso dal Consiglio ma non dalla mia attività politica che continua”, dice con tono di sfida. Insomma, messa così sembra di leggere l’epitaffio scelto da Franco Califano: “Non escludo il ritorno”. Ecco, per Iorio, come per Califano, non si esclude il ritorno. Quando l’ex governatore del Molise esce dalla sala riunioni del Consiglio lo fa capire chiaramente: tornerà. Mentre lui va via, il Consiglio si riunisce per aggiornarsi e pare di sentire da lontano un ritornello anch’esso familiare in questi giorni: “Vengo anch’io! No tu no”.  Insomma, parafrasando Woody Allen: Iannacci è morto, Califano pure, e Iorio (politicamente) non ci pare stia molto bene.

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