di MICHELE MIGNOGNA

Occupazione ai minimi storici, sviluppo da terzo mondo, se non da quarto, e un sistema politico interamente da riformare, non può non partire da qui il neo Presidente della Giunta e l’intero consiglio Regionale per ridare un senso a questa Regione, ferma al palo da una parte a causa del sistema Iorio, come lo definiscono anche molti uomini vicino al Presidente, e dall’altra la morsa della crisi che ormai sta desertificando l’economia locale.

 

Martedì il Consiglio Regionale aprirà ufficialmente le porte alla nuova fase post Iorio. L’era Frattura però inizia con tante incognite e pochissime certezze, una di queste è che bisogna intervenire presto se non si vuole chiudere definitivamente il Molise. Con una disoccupazione alle stelle, una percentuale di cassa integrazione mai vista, stime CGIL parlano di un aumento del 300 per cento in cinque anni, e un sistema “burocratico” degno del peggior paese comunista della storia, Paolo Frattura e la sua squadra hanno di fronte mesi delicati per far ripartire i motori dell’economia molisana, che la Banca d’Italia colloca tra le ultime in Italia, e con un processo di sviluppo interno pari zero. In sostanza il Molise compra quasi l’ottanta per cento delle materie prime sui mercati nazionali ed esteri, e questo per un’economia come la nostra sicuramente non va bene. Non solo, il Molise sconta dieci anni di Governo Iorio, un governo assolutista fatto di cerchi magici e prebende agli amici degli amici, anche questa è una tendenza che il nuovo esecutivo deve invertire, altrimenti tutte le chiacchiere sulle riforme vanno a farsi friggere. Lo stesso apparato burocratico del Molise va riformato, vanno individuati centri di sperpero di denaro pubblico e rimetterlo in circolazione per lo sviluppo della Regione. Bisogna intervenire seriamente sullo stato ambientale del Molise, cosi come chiedono molte associazioni ambientaliste e comuni cittadini, bisogna che la gente sappia cosa succede in questa Regione e soprattutto quale sviluppo Frattura voglia attuare. Poi c’è la questione più spinosa, quella cioè del lavoro, aziende che chiudono quotidianamente, commercio ridotto al lumicino, Nuclei Industriali, tolto quello di Termoli, bloccati perché senza soldi, questo forse il settore più delicato, che chi se ne dovrà occupare, dovrà per forza analizzare, capire e intervenire per far si che si metta almeno un freno a questo dramma. Dramma che coinvolge inevitabilmente centinaia di famiglie in tutta la regione, e a poco servono comunicati stampa e attestati di solidarietà, a chi, non sa cosa mettere sulla tavola, e non sa se potrà mettere insieme il pranzo con la cena, non è più tollerabile, una situazione del genere dove si lasciano a se stessi migliaia di lavoratori. Queste dunque le priorità che i cittadini chiedono di affrontare che sommati alla questione sanità e alla ricostruzione post sisma, generano una miscela esplosiva che potrebbe dare effetti nefasti per l’esistenza stessa del Molise.

 

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