di PASQUALE DI BELLO

Si è chiusa la campagna elettorale più chiassosa e velenosa della storia politica molisana. Partiti, movimenti, leader e candidati sono obbligati al silenzio. A parlare col loro voto saranno i cittadini a cui tocca scegliere quale Molise disegnare per il futuro.  

Eravamo indecisi se chiamare questo nostro pezzo riepilogativo: “E’ finita la campagna elettorale: buonanotte ai suonatori” ma, ancorché ben congegnato e sufficientemente ironico, ci è parso immediatamente bugiardo. Almeno nella sua seconda parte. Che la campagna elettorale sia finita, infatti e grazie a Dio, non c’è dubbio. Che la si possa congedare con una buonanotte, come se avessimo assistito ad una serenata, è francamente eccessivo. Ci si può congedare piacevolmente da qualcosa di positivo, non lo si può fare invece qualora ci si riferisca a cose tossiche e nocive come sono stati gli ultimi ventotto giorni. Tanto è durata la rissa velenosa alla quale abbiamo assistito e alla quale, salvo gli outsider, hanno partecipato un po’ tutti. Nomi, per non far torto a nessuno non ne faremo: ci limiteremo ai cognomi. Con la sola esclusione di De Lellis e Colella, espressione di movimenti dell’ultim’ora e che di rissa ne hanno fatta poca perché hanno avuto poco tempo per farne abbastanza, gli altri non hanno esitato un solo attimo a darsele di santa ragione. Andare adesso ad indagare su chi ha iniziato per primo, non serve e se servisse a qualcosa servirebbe soltanto a rendere più stucchevole quello che già ci ha stuccato abbastanza. Insomma, dalle parti di Iorio, Frattura e Romano, e con l’esclusione lunare di Federico che la rissa non l’ha fatta perché l’ha lasciata a Grillo che ne è l’esclusivista mondiale per 5 Stelle e che del Molise s’è proprio scordato, sono volate sciabolate e bombe a mano, accuse e denunce e minacce di denunce e querele e minacce di querele richieste di danni e minacce di richieste di danni, delibere e controdelibere, determine e controdetermine, mappe del malaffare, Giochi dell’oca dell’inciucio e Monopoli del consociativismo; c’è stata anche l’invenzione di una nuova specie a metà tra i carnivori e gli erbivori: i tradivori, ovvero quelli che da una parte e dall’altra si sono trasferiti per passare a magiare, a seconda dei cambiamenti e dei tradimenti, dal fieno allo stinco e dal cosciotto alla paglia.

D’altra parte non ci si poteva attendere altro da una legislatura finita come il Titanic, inabissata dallo scontro con l’iceberg  dei ricorsi elettorali. Siamo alla seconda volta, un record mondiale dell’annullamento che speriamo non venga battuto da una nuova stagione passata a mazzuolarsi con colpi di carta da bollo sparati nelle austere e luttuose sale del Tar e del Consiglio di Stato. Altro non ci si poteva e non ci si doveva aspettare. Ora, però, è finita. Come un sudario di piombo è sceso sulla regione il pesantissimo manto del silenzio elettorale, un silenzio inquietante e gravido di incognite a cui darà voce il Molise, i cittadini e gli elettori di questa microscopica regione che ha tanti abitanti quanti un viale di Roma. Una regione che potrebbe essere l’Islanda e che invece fa di tutto per assomigliare al Paese degli Acchiappa-citrulli dove, notoriamente, a Pinocchio fu fatto credere che esistesse il Campo dei Miracoli.

Ecco, ora è finita. La campagna elettorale se n’è andata così com’era venuta, senza nemmeno un saluto. Restiamo tutti in silenzio, in fondo è l’unica cosa che ci resta è l’unica cosa da fare quando, come dicono a Firenze, “il morto è nella bara”. La legislatura è finta, le elezioni stanno per cominciare, ci aspetta un Molise nuovo. Speriamo soltanto non sia peggiore di quello che ci lasciamo alle spalle. Ecco, solo ora, solo davanti alla prospettiva di un Molise migliore possiamo scriverlo: “Buonanotte. Buonanotte ai suonatori”.

 

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