Un giorno come gli altri una perquisizione come tante altre, ma questa volta l’operazione di routine all’interno del carcere di Larino ha scatenato una reazione da parte dei detenuti. E’ successo lunedì, quando durante una perquisizione generale della struttura il comandate della polizia penitenziaria ha subito pesanti accuse e minacce di morte. Questo è quello che riferisce il sindacato di categoria, il Sappe, che parla di una vera e propria rivolta, contenuta dall’intervento degli agenti e che si è riproposta qualche giorno dopo quando c’è stato il rifiuto di massa dei detenuti di rientrare dall’ora d’aria e l’accanimento con calci contro una porta d’ingresso che è stata quasi sfondata. Secondo quanto riportato dal sindacato la rivolta si sarebbe protratta per diverse ore, fino a sera, quando dopo una lunga trattativa la situazione è tornata alla normalità e i detenuti hanno accettato di rientrare nelle proprie celle. Secondo Carmine Maglione vice regionale del Sappe solo la professionalità degli agenti ha impedito che la sommossa potesse degenerare, denunciando comunque le difficoltà operative e l’abbandono delle istituzioni. Ha invece gettato acqua sul fuoco il direttore del carcere Rosa La Ginestra: “Non parlerei di rivolta mi sembra esagerato, certo c’è stata qualche contestazione, hanno alzato la voce ma io credo che con il dialogo si risolva tutto” ha affermato spiegando che le perquisizioni generali di solito portano al sequestro di materiali che i detenuti hanno in eccesso, come i prodotti per l’igiene o altri effetti personali e che occupano solo maggiore spazio in ambienti già piccoli. La sottrazione di questi prodotti viene vista dai detenuti spesso come un ulteriore privazione che può scatenare delle proteste. Sono comunque stati presi provvedimenti disciplinari nei confronti di 4 detenuti. Alcuni dei quali sono stati messi in isolamento.

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