di PASQUALE DI BELLO

Uno dei temi ricorrenti in questa campagna elettorale per le regionali è quello della valorizzazione del territorio molisano, delle sue potenzialità turistiche e del patrimonio architettonico, storico ed etnoantropologico. Le Carresi del basso Molise, nobile e millenaria tradizione, rischiano l’estinzione per via di una normativa generica e lacunosa. Il Giornale del Molise chiede a ciascuno dei  sei candidati alla Presidenza della Regione di prendere sull’argomento una posizione precisa e di renderla nota all’elettorato. Attendiamo quindi, per pubblicarle, le risposte di  Camillo Colella, Antonio De Lellis, Paolo Di Laura Frattura, Antonio Federico, Michele Iorio e Massimo Romano.

Che qualcuno le Carresi del basso Molise le voglia chiudere, questo ci appare chiaro. Altrettanto chiaro ci appare il punto di vista di chi, pur di salvarle, è disposto a fare le barricate. Chi scrive, sia detto di passata, è tra questi ultimi. Ma questo ai lettori interessa fino ad un certo punto. Quello che invece interessa ai lettori e, in questo momento, soprattutto agli elettori, è il punto di vista degli aspiranti presidenti della Regione Molise. Tutti i candidati, nessuno escluso, puntano sulla valorizzazione del territorio molisano, sulle sue potenzialità turistiche e sulla spinta che il patrimonio etnoantropologico può dare allo sviluppo economico regionale. Bene, bari, bis: applausi! Su questo siamo tutti d’accordo e sarebbe difficile non esserlo. All’atto pratico poi le cose cambiano e le enunciazioni di principio lasciano il tempo che trovano. Allora ci pare il caso, in un momento come questo, cioè in piena campagna elettorale, chiedere ai candidati a presidente una presa di posizione chiara e netta su un tema specifico: la salvaguardia delle Carresi. Salvaguardia, nel nostro vocabolario, significa ingaggiare una lotta senza quartiere con il governo nazionale affinché modifichi il decreto Martini, quello, per capirci, che partendo dalle corse negli ippodromi e dalla tutela degli equidi (come la burocrazia chiama i cavalli), alla fine dei salmi fa di tutta un’erba un fascio, anzi uno sfascio, determinando le condizioni per la chiusura di una tradizione nobile e millenaria.

La vicenda è nota e questo giornale ne scrive da tempo. La sacrosanta tutela degli animali va necessariamente coniugata con l’altrettanta e sacrosanta tutela della storia, della memoria e delle tradizioni di una comunità. Qui, in questo caso, non stiamo solo parlando di tre comuni interessati: San Martino in Pensilis, Portocannone e Ururi, ma dell’intera regione Molise e, permetteteci l’estensione che potrà apparire pretenzioso ma in realtà non lo è, dell’Italia. Le Carresi scontano un deficit di promozione ma, in realtà, non hanno nulla da invidiare ad analoghe manifestazioni maggiormente note su vasta scala. Per intenderci, le Carresi non hanno nulla da invidiare al Palio di Siena.

Sta di fatto che qualcuno s’è messo in testa di farle chiudere e per conseguire questo obiettivo ha fatto partire una serie di denunce che hanno indotto l’Autorità giudiziaria – che non poteva fare altrimenti – ad avviare delle indagini. Nei mesi scorsi – è cosa nota – i sindaci dei rispettivi comuni, Vittorino Facciolla, Luigi Mascio e Luigi Plescia, sono stati raggiunti da un avviso di garanzia. Il reato che si ipotizza a loro carico è quello di abuso d’ufficio. Avrebbero abusato dei loro poteri, ma questo è tutto da provare, autorizzando l’edizione delle Carresi del 2012. Ora, uscendo dalla vicenda giudiziaria, vorremmo che Camillo Colella, Antonio De Lellis, Paolo Di Laura Frattura, Antonio Federico, Michele Iorio e Massimo Romano, ci dicano cosa intendono fare – e se intendono farlo – per la salvaguardia di questa nobile ed aurea tradizione inserita a pieno titolo nel patrimonio folkloristico e religioso della Regione alla cui guida si candidano. Ci attendiamo risposte precise e non evasive che pubblicheremo a beneficio dei nostri lettori e dei loro elettori. Non dimentichiamo che il basso Molise è un bacino elettorale enorme e che influirà non poco nella scelta del nuovo presidente. Insomma, per dirla in latino: intelligenti pauca. O, come dicono a San Martino, Portocannone e Ururi: a buon intenditor poche parole.

 

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