Si è chiuso con due assoluzioni e la conferma di una condanna, alla Corte d’appello di Campobasso, uno dei processi collegati all’operazione Piedi d’argilla, imperniata sui lavori per la realizzazione della variante di Venafro. Il collegio, presieduto dal giudice Pupilella, ha assolto perché il fatto non sussiste l’ex capocantiere dell’Adanti Massimo Zullo e l’ex capo della polizia giudiziaria del tribunale di Isernia, Giuseppe Guerriero. Anche il procuratore generale La Rana aveva chiesto l’assoluzione, evidenziando l’inutilizzabilità delle intercettazioni telefoniche. In primo grado Zullo e Guerriero erano stati condannati a due anni, rispettivamente per corruzione e per peculato e concussione. Il geometra era stato accusato di aver regalato quattro piante di ulivo al maresciallo dell’Arma, in cambio di informazioni sulle indagini della Procura di Isernia sui lavori della variante. In questo processo è imputato anche Antonio Varone, all’epoca comandante della Forestale di Venafro: per lui è stata confermata la condanna di nove mesi per rivelazione di segreti d’ufficio.

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