di PASQUALE DI BELLO

Elezioni alle porte. Tra poco meno di un mese, il 26 gennaio, scadranno i termini per la presentazione di liste e candidature. Ai blocchi di partenza saranno probabilmente quattro i candidati alla presidenza: Michele Iorio per il centrodestra, Paolo Di Laura Frattura per il centrosinistra, Massimo Romano per i non allineati e Antonio Federico per il movimento 5 Stelle. Sullo sfondo resta l’incognita Cannata, il Rettore non ha ancora sciolto le riserve su una sua candidatura.

Natale è passato, grazie a Dio!, e tra pochi giorni lasceremo anche quest’anno che, politicamente parlando (e per restare in tema), è stato come l’angelo del presepe: sospeso tra il cielo e la terra. O meglio, sono stati trecento sessantacinque giorni, per dirla con Che Guevara, dove non siamo stati da nessuna parte: né in cielo né in terra, appunto, ma in mezzo al guado. E’ successo semplicemente che la legislatura regionale, la decima, nata sotto la cattiva stella di un’elezione viziata, è morta per l’implosione dei due blocchi politici più che per l’accetta del Tar e la mannaia del Consiglio di Stato. Centrosinistra e centrodestra sono scoppiati, schiattati come certi cadaveri che esplodono dentro la cassa di zinco e fanno saltare pure il tappo della bara.

Le sabbie mobili della decomposizione generale sembrano inghiottire e digerire tutto e tutto sembra trasformarsi in una sbobba indigesta e inimmaginabile solo un anno fa. Accade di tutto e anche il suo contrario con alleanze che danno la cifra del tempo incerto che stiamo vivendo. Proviamo quindi a fare il punto della situazione, in vista dell’appuntamento ormai fissato con le elezioni politiche generali abbinate alle regionali. Il 24 e 25 febbraio si vota, è questa l’unica certezza.

In attesa di gettare la scheda nell’urna, il primo appuntamento è con le Primarie del Partito democratico (si terranno tra il 29 e 30 dicembre), un modo, in Molise, per togliersi dai cabbasisi un po’ di gente, spedendo qualcuno a Roma e liberando spazio a Campobasso. I tre indiziati per la Capitale sono Robertino Ruta, Danilo Leva e Giovanni Di Stasi. I primi due, salvo sorprese, dovrebbero spuntarla e quindi convergere nuovamente su Paolo Di Laura Frattura alla presidenza della Regione Molise. Si risolverebbe così il rompicapo che ha tenuto sulla corda l’intero centrosinistra molisano, risucchiato dai minuetti e dalle indecisioni interne al Pd. A sostenere Frattura, a questo punto, oltre al Partito democratico starebbero l’Italia dei Valori, Sel, Comunisti italiani, Socialisti e altre formazioni minori. Da vedere cosa farà l’Udc, che potrebbe convergere su Frattura all’ultimo momento dopo aver rotto definitivamente col governatore uscente.

Michele Iorio, da parte sua, continua imperterrito in quella che per lui più che un elezione è la battaglia di Berlino, l’ultima disperata difesa di una potenza ormai aggredita dai lanciafiamme e dai cannoneggiamenti degli eserciti nemici. Insieme alle truppe ostili, Iorio deve fare i conti anche col fuoco amico, quello di molti alleati, ormai ex (Udc, Adc, Udeur), che hanno preso altre strade e che difficilmente torneranno indietro. Chiuso nel suo bunker, circondato da consiglieri e consigliori, Iorio cercherà di vendere la pelle ma difficilmente riuscirà a scampare all’apocalisse.

Massimo Romano, suocera e castigamatti del Consiglio regionale, ha stretto alleanze ibride che vanno da Rifondazione comunista a Oscar Giannino che stanno, l’uno all’altro, come Galileo all’Inquisizione. Il leader di Costruire democrazia, molto convincente nelle sue battaglie iconoclaste e contro il dilagante malaffare regionale, appare meno persuasivo allorquando è necessario fare squadra. E c’è un motivo: la squadra è lui, e lui solo, ma non è detto che questo sia un male. E’ un fatto che registriamo, il resto lo vedremo.

Su Giovanni Cannata, sospendiamo il giudizio. Come Rettore è di certo magnifico, come politico un po’ meno. La sua magnifica indecisione sulla discesa o meno nell’agone politico rischia di bruciarlo e di fargli perdere sponsor che, sino a qualche settimana fa, andavano da Romano all’Udc. Non è più tempo di indugi e il Rettore, se lo ritiene, dovrà immediatamente dichiararsi. Continuare a sfogliare la margherita recitando “candidato sì, candidato no” non paga e, d’altro canto, è inimmaginabile che qualcuno vada a prendere Cannata con la banda come usa col santo patrono.

Chi pare invece aver chiuso i giochi è il Movimento 5 Stelle che presenterà, anzi ripresenterà, a presidente della Regione la candidatura di Antonio Federico. I grillini paiono gli unici ad avere le idee chiare, essendo chiaro sin dall’inizio che correranno in proprio e con schemi e logiche totalmente avulse alle liturgie di partiti e coalizioni. Federico è un suonatore di chitarra e in una Regione di mandolinisti la sua bella figura dovrebbe farla.

La fotografia sulle regionali è questa al momento. Il 26 gennaio scadono i termini per la presentazione di liste e candidati e di tempo a disposizione per attori e comparse è ridotto al lumicino. Chi deve osare, osi ora o mai più.

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