Non se ne sono mai andate. Ricompaiono, le autorità provano a sradicarle, emergono di nuovo. Le sette e i movimenti spirituali ai margini dell’ortodossia (se di ortodossia nel mondo religioso cinese si può parlare davvero), sono ben presenti nel passato della Cina. Talvolta anche nel presente. Adesso che il fremito apocalittico della fine del mondo nella variante Maya è approdato anche nella Repubblica Popolare, i “culti perversi” – come li marchiano le autorità di Pechino – tornano argomento di attualità. I media ufficiali non hanno nascosto, al contrario hanno mostrato con evidenza, l’offensiva scatenata contro la Chiesa di Dio Onnipotente, una setta millenarista apparsa una ventina d’anni fa la cui dottrina include un secondo Gesù donna nato in Cina. Del movimento sono stati arrestate circa 500 praticanti, di cui 400 nella provincia del Qinghai. Un centinaio sono stati fermati in sette tra altre province e regioni, con il sequestro di materiale di propaganda, dvd, libri, pubblicazioni varie. Le accuse mosse alla setta vanno dalla diffusione di voci destabilizzanti – un fenomeno che la pubblica sicurezza in Cina prende molto sul serio – alla pratica della violenza per “reclutare” fedeli, generalmente tra esistenti comunità cristiane mainstream.

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