di PASQUALE DI BELLO

Si è svolto nella Chiesa collegiata di San Pietro apostolo a San Martino in Pensilis un incontro tra le comunità del basso Molise legate alle Carresi, tradizione centenaria a rischio di chiusura per via di un’ordinanza del Ministero della Salute. I sindaci di San Martino, Facciolla, di Portocannone, Mascio e di Ururi, Plescia, hanno tracciato insieme un itinerario per mettere in sicurezza la nobile corsa folkloristico – religiosa. Con una sola voce hanno poi ribadito: le edizioni del 2013 si terranno regolarmente.

Nessuno tocchi le Carresi. Questo è il messaggio chiaro e netto che è venuto dall’incontro organizzato nella sera di venerdì scorso presso la Chiesa collegiata di San Pietro apostolo a San Martino in Pensilis. Cittadini, carrieri, simpatizzanti e tifosi hanno stipato in ogni ordine e grado le panche disposte lungo l’ampia navata che porta all’altare centrale della chiesa dove in una sera di vento gelido e obliquo hanno preso la parola rappresentanti delle istituzioni civili e religiose che hanno preso a cuore la salvezza di questa nobile tradizione. A minacciarla un ordinanza del ministero della Salute che nel tentativo di salvaguardare la sacrosanta salute degli animali ha finito per mettere maldestramente su di un piano inclinato un patrimonio di storia, memoria, antropologia, religione e folklore che non ha pari in Italia e nel mondo. Una tradizione secolare, quella delle Carresi, che mette insieme su di una comune base religiosa, tre comunità: quella di San Martino in Pensilis, che corre la carrese in onore del Santo patrono, San Leo; quella di Portocannone, che corre in onore della Madonna di Costantinopoli e quella di Ururi che a sua volta corre in omaggio al SS. Legno della Croce. Come anche la Curia di Termoli e Larino ha ricordato, le Carresi sono intimamente legate al senso religioso delle comunità di riferimento e, hanno aggiunto tutti gli intervenuti nel corso della serata, cancellarle equivarrebbe a cancellare le stesse identità locali letteralmente imbevute di questa nobile tradizione. In particolare, il parroco di San Martino in Pensilis, don Nicola Mattia, ha sottolineato come la religione abbia bisogno di simboli per dimostrare la propria carnalità e come le Carresi, in questo senso, siano il simbolo di chi corre per raggiungere una meta.

Ma andiamo per gradi e partiamo dalla vicenda giudiziaria. I tre sindaci dei comuni interessati, Vittorino Facciolla (San Martino in Pensilis), Luigi Mascio (Portocannone) e Luigi Plescia (Ururi) sono stati recentemente raggiunti da un avviso di garanzia nel quale si ipotizza il reato di abuso d’ufficio per aver autorizzato le Carresi del 2012 in violazione dell’ordinanza Martini, quella del 2011 che prende il nome dell’ex sottosegretario alla Salute e che, in realtà, ne ricalca una analoga del 2009, come ha sottolineato il sindaco Facciolla nel corso del suo intervento focalizzato sugli aspetti giuridici della vicenda. Come Facciolla ha giustamente rilevato, è singolare che il rato, per una medesima condotta, venga contestato per il 2011 si e non per gli anni precedenti. Appare evidente come sulla materia di chiaro ci sia solo una cosa: la confusione. Confusione a livello ministeriale, a livello giudiziari, a livello amministrativo.

Nei giorni scorsi, hanno riferito i tre sindaci, c’è stato un incontro con il Prefetto e il Questore di Campobasso al fine di sbrogliare la matassa in vista delle Carresi 2013 il cui primo appuntamento cadrà il prossimo 30 aprile con l’edizione di San Martino in Pensilis. Per quella data – questo l’auspicio generale – dovrà essere già chiarito ogni aspetto, a partire da quello giudiziario per il quale Facciolla, Mascio e Plescia  hanno scelto la strada del giudizio immediato. Un procedimento veloce tale da consentire ad un organo terzo, il giudice, di esprimersi sul tema. Intanto l’appuntamento immediato sarà quello del 17 dicembre, allorquando verrà riunita a San Martino in Pensilis l’apposita Commissione prevista dall’ordinanza Martini al fine di autorizzare le manifestazioni nelle quali vengano impiegati “equidi”. Sarà presente, nell’organismo convocato, anche l’esperto FISE (Federazione italiana sport equestri) chiamato a rilasciare il proprio parere al fine di autorizzare manifestazioni extra sportive che prevedono l’impiego di cavalli. Con questo primo passo andranno probabilmente a chiarirsi alcuni passaggi che potrebbero mettere al sicuro le Carresi, come ad esempio l’impiego di zoccoli in gomma per gli animali.

Ma detto questo, è chiaro che al netto di ogni vicenda giudiziaria resta sul fondo una prospettiva abominevole. Solo chi non conosce le Carresi e solo chi non conosce l’amore e la dedizione con i quali vengono curati gli animali può dubitare della loro tutela o, peggio, ipotizzare il loro maltrattamento. A ciò va aggiunto che vi sono una serie di principi, scritti tanto in Costituzione che nella normativa europea, che tutelano l’identità dei popoli la quale, proprio attraverso il perpetrarsi delle tradizioni, trova la sua affermazione. E il punto è questo, come ha ben ricordato il presidente della Fondazione San Leo, Giuseppe Zio: “La Carrese non è una corsa, né una gara sportiva: è l’affermazione di una identità di popolo” e proprio per questo – ha concluso – “non possiamo permettere che rubino il nostro passato il nostro futuro”.

Siamo quindi in presenza di una battaglia identitaria per la quale anche il mondo politico si è mobilitato (Di Giacomo, Di Giuseppe, De Camillis, Frattura, Totaro), per una volta compatto e senza distinzioni di schieramento. Fermo restando ogni passo o iniziativa, i tre sindaci hanno assicurato che le Carresi 2013 si terranno regolarmente.

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