L’emendamento bipartisan al decreto legge sviluppo aveva creato grosse aspettative tra i balneari che da tempo si battono contro la direttiva europea che ha previsto l’asta delle spiagge a fine duemilaquindici.

Da Bruxelles è invece già arrivata una doccia fredda, tanto che la Commissione ha bocciato l’idea di prorogare di trent’anni le attuali concessioni demaniali marittime.

Un rinnovo automatico non sarebbe compatibile con quanto prevede il diritto comunitario – ha affermato il portavoce del commissario per il mercato interno che evidenzia come le concessioni degli stabilimenti balneari dovrebbero essere accordate per un periodo di tempo appropriato e limitato escludendo rinnovi automatici e vantaggi al gestore la cui autorizzazione è scaduta”.

In altre parole, non importa se tante famiglie da anni gestiscono e hanno investito nelle strutture presenti dei lidi ma contano le leggi di mercato e sulla concorrenza e dunque la Commissione europea “invita l’Italia ad adottare regole compatibili con la direttiva servizi” per consentire ad altri soggetti di entrare nel settore e competere con gli attuali gestori.

Intanto, a dire ‘no’ alla maxi-proroga non è solo l’Europa ma anche la Commissione Bilancio del Senato ha stoppato l’emendamento dei relatori al decreto Sviluppo riducendo il rinnovo a soli cinque anni. Ora la decisione passa alla Commissione industria mentre il Governo continua ad esprimere parere contrario. Per capire se la questione verrà insabbiata o meno, è il caso di dirlo, bisognerà attendere l’ultima parola dell’Esecutivo.

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