di PASQUALE DI BELLO

Il Consigliere regionale di Sel, Filippo Monaco, lancia ufficialmente la candidatura a governatore dell’ex presidente della Regione Molise, Giovanni Di Stasi. Un nome che ha dalla sua molti pregi ma anche un gravissimo handicap, quello di rappresentare un ritorno al passato. Su Di Stasi convergerebbero molti dei voti controllati dalla nomenklatura politica ma, allo stesso tempo, sul suo nome graverebbe una grossa incognita: quella della reazione dei cittadini. Gli elettori non potrebbero gradire una proposta datata e ingiallita dall tempo.

A parte quel baffetto che gli conferisce un’aria da Fuhrer, quella di Giovanni Di Stasi alla Presidenza della Regione potrebbe essere la candidatura perfetta. Paolo Di Laura Frattura permettendo. A lanciarla ufficialmente è il Consigliere regionale di Sel, il termolese Filippo Monaco, che ha rivelato cosa si sta muovendo tra le faglie più profonde del centrosinistra. Verosimile, c’è da pensare che la notizia sia telecomandata e fatta uscire con la complicità dello stesso Di Stasi. Baffetto di ferro, a ben vedere, le credenziali e le carte in regola le avrebbe tutte.

Intanto è un comunista, e questo piacerà ai comunisti non pentiti e a tutti i nostalgici del Muro. Del comunista Di Stasi ha tutto, la ghigna glaciale e lo sguardo da ufficiale della DDR. Ma Di Stasi è anche un comunista attualizzato al conio corrente, avendo seguito tutta la evoluzione da Pds, Ds e sino al Pd. Va quindi bene anche ai comunisti pentiti ma anche a tutta quella diaspora democristiana finita prima nel Partito popolare, poi a pezzi nella Margherita e infine  nel Partito democratico. A questo vanno aggiunte due cose, una triplice esperienza nelle istituzioni e da amministratore. Forse non molti la ricorderanno, ma esiste una fotografia pubblicata in copertina al settimanale Focus dove si vede un intero paese asseggiolato in dissolvenza lungo ad una prospettiva che se non è la Nevskij poco ci manca. Di quella comunità Giovanni Di Stasi è stato sindaco, sindaco di Casacalenda, il paese poi ereditato da Nico Romagnulo, il Buster Keaton del Consiglio regionale. Ma Di Stasi, oltre a sindaco, è stato anche consigliere regionale, presidente di Regione (seppur per poco, spodestato dal ricorso di Iorio) e parlamentare. Un bouquet il suo dai molti profumi e colori che potrebbe certamente suggestionare molti a sinistra, dai Cipputi sino alla borghesia radical chic, quella, per capirci, che va in Jaguar sino al casello autostradale e poi prosegue in Cinquecento sino alla Festa dell’Unità.

Tuttavia questo non basta, e a Di Stasi serve dell’altro. Non basta che a lanciarlo in orbita sia il frazionista Filippo Monaco, in controtendenza rispetto al suo partito, Sel, che continua a sostenere a spada tratta Frattura nemmeno fosse Che Guevara. Il lancio di Monaco non serve. Quello che occorre, e quello a cui Di Stasi pare sia pronto, sono le primarie, un bagno popolare di legittimazione che rafforzerebbe le caratteristiche sin qui elencate. A queste, non va dimenticato d’aggiungere la robusta formazione europeista che Di Stasi ha acquisito nel corso degli anni (anche grazie all’appoggio istituzionale di Michele Iorio) come presidente del Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d’Europa. Insomma, Di Stasi sarebbe il candidato perfetto, il fidanzatino del Molise se non fosse però per un particolare: quello del ritorno al passato. Scongelare un surgelato, seppur illustre, è forse un lusso che questa sinistra sgangherata non può permettersi.

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