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venerdì, Aprile 19, 2024

Investimenti esteri, l’amara verità

FocusInvestimenti esteri, l'amara verità

Negli ultimi tempi mi è capitato più volte di vedere rapporti confidenziali sull’Italia redatti da esperti americani di “business location”, cioè esperti della selezione dei paesi in cui realizzare investimenti. In tutti i casi, il giudizio di sintesi era unanime: tenetevi lontano dall’Italia. A motivare un simile verdetto non sono – se non in parte ridotta – la rigidità del mercato del lavoro o la forza del sindacato, come per mesi si è detto in Italia. No. Ai primi posti dei mali che impediscono investimenti e sviluppo nel nostro paese vi sono burocrazia, corruzione, giustizia civile e penale.

I rapporti sottolineano, per esempio, che in Italia le autorizzazioni necessarie a realizzare un investimento industriale a normale sensibilità ambientale possono richiedere oltre tre anni e il concorso di oltre 15 uffici pubblici (comunali, provinciali, regionali, nazionali) che possono salire drasticamente se aumenta la sensibilità ambientale dell’investimento. Le procedure per mettere d’accordo tutti sono considerate bizantine e “endless” (senza fine). Una volta avviata la costruzione di un sito industriale, poi, essa può essere interrotta in ogni momento per un accertamento da parte di un numero imprecisato di autorità. Cose che conoscevo bene per averle sperimentate sulla mia pelle. Per esempio, quando ero presidente della società petrolchimica dell’Eni mi venne presentata una lista di ben 51 (!) autorizzazioni necessarie per sostituire una centrale elettrica (dalle dimensioni di due roulotte) in un sito di interesse nazionale: se tutto fosse andato bene, sarebbero occorsi tre anni e mezzo per avere la nuova centrale in funzione.

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