di Pasquale Di Bello

Abuso d’ufficio per aver autorizzato la Carrese 2012. Questo è il reato contestato al sindaco di San Martino in Pensilis, Vittorino Facciolla. Il Giornale del Molise, che per primo aveva segnalato il pericolo di una cancellazione delle Carresi, lancia una campagna a favore della nobile tradizione. La tutela degli animali va necessariamente coniugata con la tutela dell’identità e della memoria di un popolo. Indagati anche i sindaci di Portocannone, Luigi Mascio, e di Ururi, Luigi Plescia.

Solo qualche giorno fa il Giornale del Molise ha scritto di un pericolo, quello che le Carresi del basso Molise fossero a rischio chiusura (vedi link). Puntuale, come una bomba ad orologeria, è arrivato un avviso di garanzia per abuso d’ufficio al Sindaco di San Martino in Pensilis, l’avvocato Vittorino Facciolla. A pesare su questa nobile tradizione che, oltre a quello di San Martino, riguarda anche i comuni di Portocannone e Ururi (anche i sindaci dei due comuni limitrofi pare abbiano ricevuto un avviso analogo), c’è un’ordinanza del Ministero della Salute del 21 luglio 2011, concernente la “Disciplina di manifestazioni pubbliche o private nelle quali vengono impiegati equidi, al di fuori degli impianti e dei percorsi ufficialmente autorizzati”. La normativa in questione impone tutta una serie di prescrizioni a tutela degli animali, prescrizioni già ampiamente rispettate e facilmente riscontrabili. Chi per volontà o per ventura dovesse trovarsi di passaggio a San Martino in Pensilis potrebbe facilmente verificare come gli animali – nel vero senso della parola – vengano accuditi, curati e rispettati almeno quanto gli umani. Se non di più.

E allora, verrebbe da dire, qual è il problema? Noi non conosciamo quale sia la motivazione che ha spinto un magistrato a spiccare l’avviso di garanzia recapitato a Facciolla ma, facendo uno più uno, è facile indovinare: l’abuso d’ufficio, come lo stesso sindaco ha fatto sapere, è per aver autorizzato lo svolgimento della Carrese 2012. Evidentemente, secondo il magistrato che procede o secondo i denuncianti (non è dato di sapere da dove nasca la vicenda, se d’ufficio o meno), quella manifestazione non andava autorizzata. Avrebbe dovuto, Facciolla, vietarla e così essere processato per istigazione a delinquere, poiché vietare la Carrese a San Martino (e immaginiamo anche nei comuni vicini) equivarrebbe a scatenare una sommossa popolare.

Il punto, dunque, è questo, e sta nella negazione della radice popolare di una comunità, nella cancellazione dei tratti identitari di un popolo, nella mortificazione della memoria collettiva in luogo di un animalismo massimalista e di facciata, costruito in provetta e senza alcun bilanciamento di interessi e sentimenti. Perché se è vero che esiste un diritto alla tutela degli animali è altrettanto vero che esiste un sacrosanto diritto di una comunità alla tutela della propria storia e della propria memoria. Solo un legislatore miope, come indubitabilmente è in alcune circostanze quello italiano, poteva partorire disposizioni talmente unilaterali che, nel tentativo di rispettare gli animali, riuscissero a disprezzare gli umani.

E allora, fermo restando il diritto alla protezione degli animali (e chi scrive è un amico degli animali) è l’ora di lanciare una campagna pubblica a sostegno e promozione delle Carresi. Il Giornale del Molise, che per primo ha sollevato la questione, organizzerà nei prossimi giorni un forum con i sindaci di San Martino in Pensilis, Portocannone e Ururi, con le associazioni carristiche dei tre paesi e con la Fondazione San Leo, allo scopo preciso di mantenere alta l’attenzione sul tema e fornire una corretta informazione alla pubblica opinione. Questo in attesa di una risposta del Ministro della Salute interrogato sulla questione dal senatore Ulisse Di Giacomo. Lavorare alla tutela e alla conservazione di una tradizione millenaria diventa un dovere civico per tutti: smantellare la memoria, per un popolo, equivale a smantellare la sua identità.

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