Insieme alle proposte che avanzano dagli schieramenti politici, sono in molti a lavorare per una terza via. Una grande coalizione che possa salvaguardare l’autonomia regionale dalle insidie del governo centrale. In tale prospettiva va maturando in queste ore l’ipotesi di Giovanni Cannata candidato alla presidenza della Regione. Il Rettore dell’Università del Molise è visto positivamente da uno schieramento politico trasversale ai partiti e apprezzato da vasti strati della società civile.

Insieme ai sommovimenti tellurici, alle slavine e agli tsunami che attraversano le coalizioni di centrodestra e di centrosinistra ci sono – ormai da giorni – faglie che si muovono trasversalmente alla politica e investono ampi strati della cosiddetta società civile. Movimenti che si muovono tutti in una sola direzione, alla ricerca di una terza via per l’elezione a presidente della Regione di una figura che, come si dice in gergo, rappresenti una sorta di “Papa nero”, un Papa straniero, qualcuno insomma che venga da fuori. Soprattutto fuori dagli schemi e dagli schieramenti. E’ un’idea che piace a circoli trasversali alla cultura e all’imprenditoria e anche ad una parte della politica, di entrambi gli schieramenti, che si sta muovendo in questa direzione. Il nome più accreditato, al momento, è quello del Rettore dell’Università del Molise, Giovanni Cannata, a cui fanno gioco una serie di fattori. Cannata, pur avendo lavorato gomito a gomito con la Regione (come poteva essere diversamente per l’Universita?), ha saputo mantenere un suo profilo estraneo alle pastette molisane che invece hanno appestato larga parte delle Istituzioni. Insomma, il suo è un profilo accademico e terzo che seduce molti scontenti sia nel centrodestra che nel centrosinistra e che in Cannata vedrebbero la via d’uscita dalla palude nella quale gli schieramenti in campo sembrano essersi impantanati. Sabbie mobili che rischiano di sommergere oltre ai nomi ufficiali che circolano (Iorio e Frattura, primi tra tutti) anche l’universo politico che li circonda, quello che proprio non ci sta a seguire nel bunker il capo in disgrazia. Esempi nella Storia si sprecano ma il Molise non è certo terra da suicidi collettivi e nemmeno di sette fanatiche disposte ad immolarsi insieme al proprio leader.

Tuttavia, oltre al tornaconto personale di quelli che a fare una fine miseranda proprio non ci stanno, vi è un fatto oggettivo che fa propendere per il Papa nero. Tra le tante cose che Iorio dice a sostegno della sua candidatura, una esatta ce n’è: quella dell’autonomia regionale messa a rischio. L’eco della raccapricciante sciocchezza pronunciata da Stefano Fassina del Pd, ovvero la proposta di chiusura delle regioni con “trecentomila abitanti”, più che un rumore lontano è in realtà un boato vicino. Il governo Monti, tra i tanti, sta sferrando un bombardamento a tappeto anche sulla struttura istituzionale del Paese. La cancellazione delle province, oltre alla cancellazione di tante conquiste sociali, ne è la prova più evidente. Il passo verso una cancellazione anche delle piccole regioni non è solo una ipotesi di scuola, è una realtà possibile. Su questo ha ragione anche Iorio: l’autonomia del Molise è in pericolo. Tuttavia, come molti in queste ore gli stanno facendo notare, non può essere lui a farsene paladino. Dieci, anzi undici anni di governo, ne hanno logorato la figura e la leadership e se molti amici sono cresciuti, sono cresciuti in proporzione anche molti nemici. Stessa cosa dicasi a sinistra, dove Frattura non è più l’uomo della società civile prestato alla politica ma è un politico a tutti gli effetti, anche lui con amici e altrettanti nemici. Salvare l’autonomia è un fatto eccezionale, dicono in molti, e ad un fatto eccezionale si risponde con scelte fuori dagli schemi. L’idea è quella di una grande coalizione che possa tenere insieme il meglio dei vari schieramenti (ce ne vuole ma qualcosa ancora si salva) al fine di condurre una comune battaglia verso il governo centrale presente e verso quello futuro che dell’attuale sarà più o meno la copia. O la brutta copia. Ecco allora la ricerca di un nome super partes che possa far prevalere una scelta di alto rango. Cannata, secondo molti, avrebbe tutte le carte in regola per questa chiamata alle armi. Inoltre, cosa non da poco, oltre ad avere in regola le carte non ha sul groppone nessuna carta bollata, nessuna inchiesta, per quel che ci consta, e non è poco. Non è poco nemmeno per quei movimenti come Costruire democrazia che della fedina penale hanno fatto una bandiera.

A parte Cannata, c’è da chiedersi, ci sono altri buoni per il ruolo di Papa nero? Fuori dagli schemi è certamente Nicola Magrone, l’ex capo della Procura di Larino, ma voci sempre più accreditate lo danno come candidato al Parlamento. A suo sfavore, tuttavia, giocherebbe la strettissima alleanza con Massimo Romano che ne minerebbe in partenza il gradimento di frange trasversali ai due schieramenti. Infine c’è Giovanni Di Stasi, l’ex presidente della Regione che è stato riesumato negli ultimi giorni. Di Stasi, è chiaro, sarebbe un Papa nero solo per il centrosinistra ma, più che un pontefice, sarebbe un parroco invocato da qualcuno per dare l’estrema unzione a Frattura.

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