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lunedì, Aprile 15, 2024

Autogol di Cristiano Di Pietro. Difende Frattura ma gli sfila un alleato che potrebbe rivelarsi decisivo per le regionali: l’Udc

AperturaAutogol di Cristiano Di Pietro. Difende Frattura ma gli sfila un alleato che potrebbe rivelarsi decisivo per le regionali: l’Udc


Maldestra iniziativa di Cristiano Di Pietro: divulga una nota d’appoggio a Frattura ma gli mette contemporaneamente contro un potenziale e risolutivo alleato: l’Udc. Di Pietro junior parla anche del Pd e si chiede, con una frase sibillina:
“è veramente disposto a rinunciare all’IDV in Molise per imbarcarsi in un’avventura politica con gli uomini di Iorio?”. Un dilemma che suona come una minaccia  e che ha creato nervosismo nel Pd il quale, dal canto suo, già dalla scorsa estate si è espresso favorevolmente verso gli uomini di Casini.

Noi non sappiamo se prima di parlare e scrivere Cristiano Di Pietro si consigli con l’onorevole babbo ma, in ogni caso, ci sentiremmo di consigliare a entrambi la nobile arte del silenzio. Padre e figlio, di recente, non ne azzeccano una. Prendiamo Cristiano (e lasciamo Tonino all’abbraccio mortale con Grillo): nell’intento di reiterare l’appoggio a Paolo Di Laura Frattura, ha diramato nelle scorse ore un comunicato stampa che all’ex presidente della Camera di commercio di Campobasso rischia di provocare più danni di una nuvola di cavallette. Cristiano Di Pietro, mentre difende Frattura, prende di petto il Pd e quello che potrebbe diventare per il centrosinistra un alleato indispensabile per la conquista della Regione: l’Udc. Riferendosi a nuora (Udc) perché suocera (Pd) intenda, Di Pietro junior dice: “Il Pd è veramente disposto a rinunciare all’IDV in Molise per imbarcarsi in un’avventura politica con gli uomini di Iorio?”. Ora, considerando che il Pd per bocca sia del vicesegretario, Francesco Totaro, che del segretario, Danilo Leva, ha già manifestato ampia disponibilità ad una intesa con l’Udc, quelle di Cristiano Di Pietro sono parole che suonano come una sorta di aut aut: o con noi o contro di noi. Una posizione davvero maldestra, quella del figlio di Tonino, specie in considerazione della bufera che si è abbattuta e si sta abbattendo sull’Idv nazionale e che, non v’è dubbio, avrà ripercussioni anche in Molise. Per due ragioni: perché il contraccolpo sarà duro in tutta Italia e perché, in Molise, a differenza dell’Italia tutta, il contraccolpo sarà ancora più duro proprio per la presenza di Cristiano. La sua candidatura – diciamo le cose come stanno – ha messo in forte imbarazzo il padre a cui non passa giorno che qualcuno non muova l’accusa di familismo. Di Pietro junior sarà anche un politico che si è fatto con le proprie mani ma ragioni di opportunità, e il cognome che porta, avrebbero consigliato che egli si fosse dedicato a tutto tranne che alla politica. Vogliamo augurarci che ora non decida anche lui come tanti di giocare i tempi supplementari. Annunci che non si ricandiderà, facendo così un favore al suo partito e togliendo dall’imbarazzo il suo papà. L’Idv ne beneficerebbe perché agli occhi della pubblica opinione un gesto del genere verrebbe grandemente apprezzato e porterebbe ad un recupero di voti; ne beneficerebbe anche Antonio Di Pietro, perché la macchina indietro del figlio disinnescherebbe la mina del familismo, una delle peggiori ad essere innescate sotto la poltrona dell’ex magistrato di “mani pulite”.

Ma sarà dura che Cristiano rinunci. Più che lasciare, egli pare interessato ad una cosa sola: raddoppiare. Sempre nel medesimo comunicato stampa, Di Pietro junior così si esprime: “Noi non vogliamo chiudere alla parte buona dell’UDC, con quella parte saremmo anche disposti a sederci attorno a un tavolo per confrontarci ma mai potremmo stringere un patto politico elettorale con chi è stato complice di Iorio. […] “Quindi sì all’Udc, ma solo se epurata dalle scorie dello iorismo”. Ora – e lasciando perdere quell’epurata usato in luogo di depurata – ci pare che Cristiano Di Pietro, con le sue improvvide parole, vada a complicare un quadro politico, quello del centrosinistra, che tanto sereno non ci pare. Romano ha fatto sapere (parlando proprio al Giornale del Molise) che sul nome di Paolo Di Laura Frattura c’è un veto assoluto quanto alla leadership della coalizione. Allo stesso tempo il Pd ha aggiunto che una coalizione senza Costruire democrazia è impensabile mentre Frattura, dal canto suo, ostenta la sicurezza di chi sente già di aver vinto la partita. Niente di più pericoloso. Per Frattura l’alleanza con l’Udc potrebbe risultare una carta vincente: la presenza dei centristi (ben visti dal Pd) sostituirebbe ampiamente l’emorragia di consensi provocata dall’uscita di Costruire democrazia dalla coalizione. Ma questo, al momento, lo hanno capito in pochi. Tutti s’illudono (il Pd per primo) che Romano desista dai suoi propositi e faccia cadere il veto posto sul nome di Frattura. Niente di più improbabile, anche perché Romano si gioca il tutto per tutto sulla questione Frattura. Una sua retromarcia annullerebbe tutti quei consensi che con l’anti iorismo e l’anti fratturismo egli è riuscito a conquistare e che rappresentano la sua unica possibilità di tornare a sedere a Palazzo Moffa qualora si votasse per venti e non più per trenta consiglieri. Considerando infine l’ostilità verso Frattura di larga parte della sinistra, quella più massimalista e radicale, un patto con l’Udc contribuirebbe alla soluzione di molti problemi del centrosinistra che invece, ad oggi, risultano tutt’altro che risolti.

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