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sabato, Aprile 13, 2024

Il Governo anticipa la sentenza del Consiglio di Stato. Cancellieri: il Molise verso il voto

AperturaIl Governo anticipa la sentenza del Consiglio di Stato. Cancellieri: il Molise verso il voto

Secondo il ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, il Molise, insieme alla Lombardia e al Lazio, sarebbe tra le regioni pronte ad andare al voto la prossima primavera. La dichiarazione del ministro anticipa la sentenza del Consiglio di Stato, attesa ad ore, e solleva un vespaio di polemiche: come faceva il ministro a sapere? C’è stata una fuga di notizie da Palazzo Spada o si tratta di una gaffe del ministro? Ambienti del Viminale gettano acqua sul fuoco ma l’equivoco resta.

Con quella sua aria da monaco medievale, il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri ieri, a margine di un incontro all’università di Urbino, così si è espressa: “E non dimentichiamoci che fra un po’ c’è anche il Molise”. La voce che gli è fuggita dal seno è quella che fa riferimento alle elezioni regionali. Parlando col suo inconfondibile tono da contrabasso, il ministro ha messo la parola Molise dopo Lazio e Lombardia, associandola alle altre regioni candidate al voto regionale anticipato. Tre situazioni completamente differenti ma accomunate da un solo destino: il ritorno alle urne. Certo per il Lazio, travolto dallo scandalo delle spese allegre e fantasiose dei gruppi regionali; probabile per la Lombardia, essendo il voto già telefonato dalle annunciate dimissioni dei consiglieri regionali; in sospeso per il Molise, essendo la questione pendente davanti al Consiglio di Stato che sta covando l’ovetto-sentenza da oltre una settimana. Una cova che non è ben dato di capire come sia stata accelerata dal ministro che c’ha già detto cosa porterà scritto in fronte il pulcino: votazioni. Perché questo ha detto: “E non dimentichiamoci che fra un po’ c’è anche il Molise”, una frase che non ammette equivoci. A poco valgono le deboli precisazioni diffuse da ambienti del Viminale secondo cui quella del ministro sarebbe stata solo una sintesi particolarmente sbrigativa fatta però nella consapevolezza del giudizio pendente a Palazzo Spada. Una chiosa, quella proveniente dal ministero, che in filigrana appare come una pezza peggiore del buco che vorrebbe chiudere.

Alle parole di Cancellieri immediate sono seguite le reazioni, a partire da quelle di panico scatenatesi tra gli inquilini di via Genova e quelli di Palazzo Moffa, assaliti da lancinanti coliche pre-elettorali. Già sanno, molti tra lorsignori, che la strada dei giardinetti è quella più probabile, essendo non possibile ma assolutamente certo che per tanti tra loro la ricreazione sta per finire. Tuttavia, mentre tra assessori e consiglieri regionali (di entrambi gli schieramenti) aumentava in maniera vertiginosa il consumo di pannoloni, a Roma si cominciavano a registrare i commenti. Il primo a tuonare è stato Francesco Storace, leader de la Destra. Con tono da contrabasso pari a quello del ministro ha immediatamente chiosato: “Il governo dei tecnici conosce le sentenze della Magistratura prima dei cittadini. Il ministro Cancellieri, i cui danni alla democrazia nel Lazio sono ormai noti a tutti, in una dichiarazione sibillina ha fatto sapere che ora toccherà anche al Molise. Il dettaglio è che sul Molise sta per decidere il Consiglio di Stato che si è riservato nell’ultima udienza. A che gioco stiamo giocando? Chi pretende di influire sulle regionali del Molise? E’ possibile che il governo sappia prima dei cittadini?”. A ruota di Storace è partito Gaetano Quagliariello che, a nome del Pdl, ha messo sotto la sedia del ministro una dichiarazione che è l’equivalente di un barile di dinamite: “In tema di fuga di notizieha detto il vicecapogruppo Pdl al Senatoci auguriamo che le dichiarazioni del ministro Cancellieri riportate oggi in agenzie di stampa sul Molise siano un lapsus presto smentito. Se è insopportabile che pareri del Csm finiscano sui giornali senza essere portati a conoscenza del Csm stesso al punto da suscitare le ire del presidente della Repubblica, sarebbe addirittura sovversivo che il potere esecutivo conosca in anticipo le sentenze del potere giudiziario. Per questo ci auguriamo che il ministro Cancellieri smentisca immediatamente senza se e senza ma”.

Al momento in cui stendiamo questa nota – le dieci di mercoledì sera – non ci è giunta notizia di alcuna smentita ufficiale da parte del ministro (solo la nota pervenuta da ambienti del Viminale) che, invece, abbiamo sentito concionare di tutto e del suo contrario alla trasmissione radiofonica Zapping. Del Molise, tuttavia, come disse Paolo VI dell’allora prigioniero delle Br Aldo Moro, “ahinoi, nessuna notizia”. Tanto è quanto si sa, cioè nulla, della sorte del Molise. In molti interpretano i giorni che trascorrono, arrivando ad attribuire al tempo preso dal Consiglio di Stato le più fantasiose e inverosimili letture. Secondo alcuni tutto questo tempo deporrebbe a favore di Iorio, secondo altri – il fronte Frattura – invece questo è un tempo fisiologico (per il precedente molisano, quello dell’annullamento dell’elezione di Giovanni Di Stasi, il Consiglio di Stato impiegò tredici giorni per depositare la sentenza) che normalmente i giudici utilizzano per la stesura delle motivazioni. Staremo a vedere chi avrà ragione, consapevoli che di questo passo, con suggestioni e autosuggestioni, si finirà per interrogare anche i fondi di caffè pur di venirne a capo. Intanto aspettiamo notizie ufficiali dal ministro, perché è pacifico che Cancellieri dovrà chiarire: sia che abbia preso una cantonata sia che c’abbia semplicemente preso in veste di chiromante sia – e questa sarebbe la situazione più inquietante – che essa già sapesse. In barba a quel buontempone di Montesquieu a cui in un giorno di noia e malinconie nascoste venne in mente di enunciare un principio, quello della separazione dei poteri che evidentemente a Cancellieri, almeno sul piano formale e dell’opportunità, deve sfuggire. Parlare prima delle sentenze e anticiparne l’esito, per un ministro, specie se dell’Interno, è un fatto gravissimo. Avere il piglio da monaco medievale e la voce da contrabasso non autorizza a uscite che sanno di ciabattoneria tanto quanto quelle di certi politici che questi tecnici, nel tentativo di farceli dimenticare, in realtà ce li fanno rimpiangere.

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