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sabato, Aprile 20, 2024

Pronta la sentenza del Consiglio di Stato. Sulla pronuncia l’ombra della Corte Costituzionale

AttualitàPronta la sentenza del Consiglio di Stato. Sulla pronuncia l’ombra della Corte Costituzionale

E’ attesa in giornata la sentenza del Consiglio di Stato sulla regolarità della elezioni regionali del 2011. Il relatore Nicola Gaviano ha completato la stesura delle motivazioni che diranno se il Molise dovrà tornare al voto o meno. Tra le due ipotesi, tuttavia, ve ne è una terza, quella del rinvio degli atti alla Consulta per presunte violazioni della Costituzione. Sotto accusa il Codice del processo amministrativo che, in alcune sue norme, limiterebbe il diritto di difesa nel procedimento elettorale. L’ipotesi, che ha una sua fondatezza, comporterebbe per il Molise altri due anni di limbo politico e amministrativo.

 

di Pasquale Di Bello

La sentenza del Consiglio di Stato è stata scritta – questo è un fatto certo – e il suo deposito è ormai questione di ore. Il relatore, Nicola Gaviano, che se ne è occupato, ha completato la stesura di quello che a buon grado può considerarsi l’atto conclusivo di un’era. L’era Iorio, che Iorio resti o che vada, finisce qui, davanti a un organo di Giustizia amministrativa e da oggi comincia un conto alla rovescia che ci porterà, alternativamente, o alle elezioni regionali la prossima primavera o alla scadenza naturale della legislatura nell’autunno del 2016. Per le opposte tifoserie è chiaro che la cosa non è di poco conto, dovendo i supporter di Frattura rassegnarsi ad una traversata nel deserto di quattro anni qualora Iorio restasse e, viceversa, dovendo gli ultras di Iorio indossare seduta stante il lutto al braccio in caso di soccombenza del loro leader. Tuttavia, proiettata nel futuro, la decisione del Consiglio di Stato segnerà un confine: quello del prima e dopo Iorio. Il tempo della politica molisana verrà conteggiato così, come per il tempo di larga parte dell’umanità che viene contato in avanti e dopo Cristo, i molisani conteranno il tempo della Regione in avanti e dopo Iorio. Il Consiglio di Stato, in definitiva, stabilirà solo se il dopo Iorio parte subito o tra quattro anni.

Questo dovrebbe stabilire, metagiuridicamente, il Consiglio di Stato. Questo se le cose della Giustizia fossero tutte lineari e comprensibili ma, vivendo in Italia, c’è sempre da aspettarsi di tutto. Il diavolo (ma anche gli azzeccagarbugli, aggiungiamo noi), secondo un adagio popolare, si nasconde nei dettagli e un dettaglio potrebbe consentire Belzebù di intrufolarsi anche nelle pieghe dei ricorsi e controricorsi, degli appelli e dei contrappelli e delle schermaglie in carta da bollo che si stanno susseguendo ormai da un anno a questa parte. Satanasso, in questo caso, assumerebbe le sembianze arcigne dei giudici della Corte costituzionale, residuando una possibilità remota che l’era Iorio resti sospesa in un limbo di altri anni, in una sorte di vita oltre la morte e di morte anticipata dentro la vita che segnerebbe per il Molise una stagione devastante. Quella della incertezza assoluta su chi e perché debba governare questa Regione. Manuela Petescia, nel suo fondo dell’altro giorno, ha ben descritto le tesi di ciascuna delle parti in campo e ha prospettato i diversi scenari che ne potrebbero derivare. A quella ricostruzione, che legittimamente fa riferimento ad un Paese normale, nel quale è un sacrosanto diritto attendersi dalla Giustizia delle decisioni chiare e lineari, manca la terza via: quella luciferina. Quella, come scrivevamo, che potrebbe assumere la faccia della Consulta.

Sia dinanzi al Tar (che l’ha bocciata) e oggi riproposta dinanzi al Consiglio di Stato, pende una questione di costituzionalità – come tecnicamente si chiama – che fa riferimento alla presunta illegittimità degli articoli 129 e 130 del Codice del processo amministrativo introdotto dal Decreto legislativo 104 del 2010. Secondo il pool di avvocati che difende Michele Iorio vi sarebbe nei due articoli in questione una lesione dei diritti della difesa in relazione agli articoli 3, 48, 51, 24 e 113 della Costituzione. In pratica, dicono i legali del presidente della Regione, il legislatore limitando i casi di impugnazione delle liste solo in caso di esclusione e omettendo di disciplinare quelli di ammissione ha precluso la possibilità che si possa addivenire ad una verifica di liste e candidati prima delle elezioni. Insomma, se si potessero impugnare immediatamente gli atti di ammissione alla competizione elettorale – questo il centro della questione – agli elettori sarebbe consentito di valutare chi effettivamente siano i candidati e le liste in competizione. Altra cosa, invece, si verifica col procedimento attuale, quello che, limitando la contestazione alla sola impugnativa ex post, rischia di vanificare l’intera scelta del corpo elettorale. In pratica, se i vizi potessero essere eliminati anteriormente si eviterebbe che intere elezioni vengano buttate nel secchio della carta straccia.

Bene, la questione ci può stare tutta ma, se tiene sul piano del diritto, sul quello della politica, su quello del governo e, principalmente, su quello dell’interesse generale, la questione diventa perniciosa. Poniamo che il Consiglio di Stato, diversamente dal Tar, accolga la questione e rimetta gli atti alla Corte costituzionale. Quello che ne verrebbe sarebbero minimo due anni di sospensione della vita politica e amministrativa del Molise. Il tempo tecnico affinché la Consulta decida. Due anni di limbo o, peggio, due anni da zombi, in cui non si capirebbe bene chi è vivo e chi è morto, con una pletora di salme barcollanti appostate dietro a porte e finestre come nel celeberrimo film di George A. Romero. Ecco, se possibile questo vorremmo risparmiarcelo. Ci dicano i giudici del Consiglio di Stato – e ce lo dicano oggi – se continuerà a governarci Iorio o no, se il tempo per lui è scaduto ora o se scadrà con l’autunno del 2016. Francamente preferiamo uno Iorio politicamente vivo a uno Iorio che non sia né vivo né morto.

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