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domenica, Aprile 14, 2024

Costi della politica. Ai consiglieri regionali del Molise 6 euro per ogni litro di benzina, 117 per ogni seduta, 2450 al mese per il portaborse

AperturaCosti della politica. Ai consiglieri regionali del Molise 6 euro per ogni litro di benzina, 117 per ogni seduta, 2450 al mese per il portaborse

Un’attenta lettura delle indennità e prebende regionali fa emergere numeri e dati che stridono visibilmente con i sacrifici chiesti quotidianamente ai cittadini. Rimborsi chilometrici stratosferici e gettoni di presenza per le sedute in aula e commissione sono soltanto alcune delle note stonate nascoste tra le pieghe di un sistema fatto di sprechi e privilegi.

Crisi, spending review, spread, sacrifici? Macché! Tutte parole abolite dal vocabolario regionale molisano. Ma sin qui, purtroppo, tutto appare normale. E’ quando si arriva alla voce benzina che il vocabolario da abolizionista diventa psichedelico, perché in Molise, almeno per i consiglieri regionali, la benzina costa ben sei euro a litro. Tanto intascano come rimborso chilometrico lorsignori per ogni mille metri di strada percorsa con la propria automobile. Una tariffa da jet supersonico, non c’è che dire, come sono supersonici i quattrini che vengono lucrati dalla differenza che passa tra il costo vero della benzina e quello fantasmagorico che paga la Regione Molise (ma supponiamo anche altre regioni).

Il calcolo è presto fatto. Il tabellario regionale prevede che il valore del rimborso chilometrico sia pari a un quarto del prezzo del carburante. Semplificando per approssimazione: se un litro di benzina costa 2 euro ai consiglieri regionali vengono rimborsati 0,50 centesimi a chilometro (l’inghippo è questo). Facendo un rapido calcolo potremmo dire che se per compiere 200 chilometri occorrono circa 16,5 litri di benzina (un litro per 12 chilometri), il costo totale speso dall’automobilista è pari a 33 euro. Alle tariffe regionali, invece, per lo stesso viaggio vengono spesi esattamente 100 euro, ben 67 in più del reale. Facendo sempre i conti della serva, possiamo dire che se in un anno, tra viaggi per i consigli, commissioni e missioni un consigliere compie 24mila chilometri (che è una stima per difetto pari a duemila chilometri al mese), paga realmente 2900 euro e ne incassa 12mila, portando a casa un bonus di circa 9mila euro all’anno che è quanto lo stipendio medio di un operaio Fiat in cassa integrazione.

E questo della benzina è solo uno dei piccoli scandali nascosti tra le pieghe del sistema di prebende e indennizzi di cui beneficia la politica regionale. Altro scandalo nascosto è quello della diaria corrisposta a lorsignori, anche questa non tassabile come del resto il rimborso chilometrico. Il sistema è questo e funziona a scalare. La Regione corrisponde a ciascun consigliere regionale la somma di 2106 euro al mese, calcolati su un minimo pari a 18 presenze tra aula e commissioni. In pratica l’equivalente di un gettone di 117 euro a presenza. Oltre le diciotto presenze da conteggiare non si può andare, per ogni numero di presenze si procede alla detrazione dal totale della cifra pari al gettone base. Ovviamente, ad un rapido riscontro, nessuno va sotto le diciotto presenze salvo casi rarissimi. Chiunque potrà verificare un fatto sul quale ci siamo sempre interrogati, e cioè il perché consiglieri e assessori firmano ad ogni ingresso nell’aula del Consiglio regionale. Con un apparato di segretari e segretarie e sottosegretarie e sottosegretari non sarebbe poi così difficile annotare presenti e assenti. E infatti la firma non serve a stabilire che si è presenti ma a far camminare il contatore che conta il numero di cotolette da sbranare a fine mese. Non male. Se poi il Consiglio si tiene sia la mattina che il pomeriggio, le firme raddoppiano e le cotolette pure. E se poi uno arriva alle 13,55 e il Consiglio finisce alle 14, la firma vale sempre. E vale anche se uno firma e poi va via.

Infine, come se una fine l’abisso della spesa potesse averlo, c’è la famosa (o famigerata?) norma portaborse: un codicillo che attribuisce a ciascun consigliere regionale la somma netta (non tassabile) di 2450 euro mensili. Detto questo, e detto che ogni gruppo a risorse e fondi a parte per il personale, il portaborse in realtà non lo paga nessuno. Salvo però incassare in proprio la somma.

Adesso tutti risponderanno che è così che fan tutti e che, come dice Fiorito, è la legge che prevede tutto questo. E forse è vero, anzi è vero certamente. Ma in tempi di crisi, spending review, spread e sacrifici, rinunciare (perché a un diritto si può sempre rinunciare) non sarebbe un buon esempio? Ecco, noi non sappiamo se si tornerà al voto o meno, ma nel caso si tornasse vorremmo che lorsignori, in campagna elettorale, dicessero a chiare lettere che per la benzina può bastare il rimborso del costo reale, che il portaborse non serve e che, per le sedute, non occorre aggiungere nessuna diaria ma basta già l’indennità di carica: 4820 euro netti. Che non sono pochi. Insomma, tra frizzi e lazzi, ogni consigliere regionale semplice (di quelli “truccati” ne riparleremo) ci costa di base circa 10mila euro netti. Più benzina.

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