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sabato, Aprile 20, 2024

Comune di Isernia. Attesa febbrile per la decisione del Tar

AttualitàComune di Isernia. Attesa febbrile per la decisione del Tar

Il mondo politico isernino è come se fosse entrato in un limbo artificiale, sospeso nel vuoto, in attesa di una decisione che, in un senso o nell’altro, orienterà tutto il futuro della città.

La decisione è nelle mani dei giudici del Tar Molise che, in questi momenti, stanno stabilendo se lo scioglimento del consiglio comunale sia stato legittimo o meno.

Una sentenza che, comunque vada, sarà orientata a fare giurisprudenza, a diventare un importante precedente, in quando mai in Italia c’erano state dimissioni della metà più uno dei consiglieri comunali prima della convalida degli eletti.

Fiumi di inchiostro sono stati versati in favore delle due tesi: il consiglio doveva essere sciolto appena dopo le dimissioni, oppure non doveva essere sciolto e i diciassette dimissionari dovevano essere sostituiti dai primi 17 dei non eletti.

Non sono questioni di lana caprina e il tempo che sta passando, dopo la seduta dell’11 ottobre del Tar, lo dimostra ampiamente.

Così come a Roma, al Consiglio di Stato, così a Campobasso, al Tribunale Amministrativo Regionale, i giudici stanno scrivendo dei dispositivi che non resteranno senza conseguenze.

E anche il Ministero degli Interni sta guardando a quello che accade in Molise. Perchè Tino Vardè, il commissario prefettizio di Isernia, è stato nominato prefetto di Ragusa. Entro fine ottobre dovrà andare via e anche il Ministro Cancellieri guarda al Tar Molise, per sapere se dovrà indicare o meno un suo sostituto.

Se i giudici accoglieranno il ricorso di De Vivo, entreranno a Palazzo San Francesco i primi 17 dei non eletti del Centrodestra e tornerà in carica la giunta di Centrosinistra.

Sempre se, dopo la convalida degli eletti, anche i nuovi consiglieri non si dimetteranno. Solo a quel punto si potrà parlare di nuove elezioni cittadine e con l’abolizione della provincia ci troveremo di fronte a un nuovo taglio di consiglieri, che da 40 erano già scesi a 32.

Con la fine della provincia altomolisana scenderanno ulteriormente, a 16. (edg)

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