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sabato, Aprile 20, 2024

Fanelli candidato presidente? Ticket con Renzi per il governo del Paese e della Regione

AttualitàFanelli candidato presidente? Ticket con Renzi per il governo del Paese e della Regione
Micaela Fanelli con Matteo Renzi domenica scorsa a Campobasso

La tappa molisana di Matteo Renzi ha aperto nuovi scenari nel centrosinistra locale. A beneficiarne potrebbe essere il sindaco di Riccia, Micaela Fanelli, protagonista della doppia kermesse del sindaco di Firenze. Sul nome di Fanelli il centrosinistra potrebbe ricucire lo strappo con Massimo Romano e conquistare la Regione in caso di ritorno al voto.

Parafrasando Karl Kraus, potremmo dire che ogni volta che posiamo la penna sul centrosinistra molisano è perché ci illudiamo che abbia ancora un soffio di vita. Puntualmente, invece, ci dobbiamo ricredere, trovandolo irrimediabilmente morto. Questo almeno è quello che ci è accaduto sino a domenica scorsa quando un sussulto di vita lo abbiamo percepito in occasione del tour molisano di Matteo Renzi, candidato alle primarie di coalizione del centrosinistra. Il sindaco di Firenze, che nelle sue tappe a Campobasso e Isernia ha fatto il pienone, è sceso dal camper solo ma vi è risalito insieme a quella che potrebbe essere la vera novità dello stagnante scenario politico regionale. Questa novità ha un nome e una faccia e sono quelli del sindaco di Riccia (e consigliere provinciale) Micaela Fanelli.

Nel marasma a mozzafiato che precede l’appuntamento del 16 ottobre, quello col Consiglio di Stato chiamato a decidere se in Molise si tornerà a votare o meno per la Regione, Micaela Fanelli ha giocato d’anticipo le sue carte. E probabilmente le ha giocate bene. Intanto ha fiutato l’aria che tira a livello nazionale, dove il refolo di vento che ha accompagnato la candidatura alle primarie di Renzi rischia di trasformarsi in un ciclone capace di travolgere e cambiare l’aria e i connotati alle asfittiche stanze del centrosinistra. Un fattore, il fattore Renzi, che non può non avere le sue ripercussioni anche in Molise, una regione che, in caso di voto, è candidata ad essere un test significativo rispetto alle elezioni politiche nazionali. Questo salvo l’ipotesi di election day che, per il centrosinistra, sarebbe una sorta di jolly quanto a effetto trascinamento e agli indubbi benefici che ne verrebbero. Facile pensare a un doppio colpo, nazionale e regionale.

E’ questo che Fanelli ha capito bene e, dietro al suo attivismo frenetico degli ultimi giorni, c’è proprio questo: la prospettiva di inserirsi in una corrente di cambiamento che, partendo dal suo partito, il Pd, può portarla alla guida della regione. Il ticket Renzi-Fanelli è molto di più di una semplice ipotesi di scuola. E’ una realtà che ha concrete possibilità di affermazione. Il sindaco della città gigliata la partita se la gioca e rischia di vincerla. Più gira l’Italia più cresce il suo consenso, a dispetto della nomenklatura gattopardesca del Pd, quella alla D’Alema per capirci. Attorno a lui c’è entusiasmo, attorno agli altri aria da estrema unzione. I vari Bersani, Bindi, lo stesso “baffino”, Finocchiaro e compagnia cantando rischiano di passare dall’Ulivo all’olio santo, come la stessa fine rischiano, scendendo per “li rami”, anche i Ruta e i Leva in Molise. Per capirci: giorni addietro, prima di Renzi, in Molise c’è stato Beppe Fiornoni, e la sua è stata più o meno una visita ai parenti stretti. Un mezzo flop, insomma. Anzi, un flop e basta. Renzi, ripetiamo, ha fatto il pienone. Con Fioroni c’era la nomenklatura locale del Pd, con Renzi no. Ruta e Leva si sono tenuti lontani dal Centrum Palace (dove Renzi ha parlato) mentre Micaela Fanelli ha fatto la padrona di casa, incassando un primo punto a suo favore. Per onestà intellettuale, e per dovere di cronaca, va detto che all’incontro con Renzi c’era anche Paolo Di Laura Frattura, quello che oggi sulla carta dovrebbe essere ancora il competitore di Iorio, ma la sua presenza è stata più formale che sostanziale.

La storia di questo anno in Consiglio regionale parla chiaro. L’opposizione si è mostrata disunita, confusa e irrimediabilmente spaccata con Massimo Romano e il suo movimento, Costruire democrazia, da una parte e il resto, Pd e Idv, dall’altra. In mezzo alle frizioni, stretto da due faglie in movimento, paolo Di Laura Frattura che in questo anno ha perso molto della spinta che lo scorso ottobre lo portò ad un soffio dalla presidenza della Regione. Contro di lui, oltre al  fato (quello di una elezione probabilmente viziata) ha cominciato a mettersi di traverso anche la politica. Con la sola eccezione di Tonino Di Pietro, che lo difende a spada tratta, Frattura appare lontano e scollegato dal resto della compagnia, specie da quel Pd targato Ruta-Leva che è stato il suo principale sponsor. Lo stesso Leva, segretario regionale del partito di Bersani, in più occasioni si è lasciato scappare la parola primarie in caso di ritorno al voto in Regione. Ma su Frattura il giudizio resta sospeso, lui, come tutti, hai giorni, anzi le ore, contate. Il 16 ottobre sapremo che fine farà.

Tornando a Micaela Fanelli vi è da dire che il suo nome, e la sua candidatura, otterrebbero subito un primo risultato, quello di una convergenza con Massimo Romano col quale parrebbe che il sindaco di Riccia si sia già incontrato in gran segreto. Di Romano, Fanelli, alle scorse regionali è stata uno dei grandi elettori. In caso di una sua candidatura, difficilmente il leader di Costruire democrazia potrebbe sollevare obiezioni, come nessuna obiezione potrebbe sollevare il Pd, partito a cui Fanelli ha aderito in tempi non sospetti. Resterebbe, sul suo nome, l’incognita Idv. Di Pietro dovrebbe digerire la candidatura del sindaco di Riccia, verso cui l’uomo di Montenero non ha mai manifestato particolare entusiasmo, ma un suo no lo metterebbe in una posizione scomodissima, quella di diventare il responsabile unico della mancata unità del centrosinistra. Facile immaginare che Di Pietro per un po’ punterà i piedi ma, alla fine, sarà costretto a mollare la presa. La posta in gioco è troppo ghiotta e il treno che porta in via Genova difficilmente potrebbe ripassare. Per lui e per tutti. Malridotto e malandato il centrosinistra potrebbe resuscitare come Lazzaro e conquistare la Regione. Per il momento resta un fantasma però, come tutti i fantasmi, domenica con Fanelli un colpo lo ha battuto.

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