Pubblicato: martedì 14 gennaio, 2020 - Tempo di lettura: 2 min.

Viabilità, in Molise necessario un programma di interventi per le aree interne

Non ci sono gallerie nei 35 chilometri si autostrada che attraversano la costa molisana. Dunque, il Molise non è presente nella black list dei tunnel autostradali segnalata dal ministero delle infrastrutture e dei trasporti. E nemmeno ci sono gallerie nei tratti di autostrada più utilizzati dagli automobilisti molisani: quello per la capitale e quello per Napoli. Pur tuttavia, la notizia del censimento effettuato dal Mit ha riaperto il tema della sicurezza stradale, e se sotto la lente d’ingrandimento sono finiti i tunnel, le preoccupazioni maggiori restano quelle delle condizioni in cui versano i viadotti.

Qui il Molise ha una lunga storia alle spalle, con schianti improvvisi, automobili e camion precipitati nel vuoto e vittime. Fin dai primi anni ’90, il Pescheto secondo, il viadotto Ingotte, il Ponte Biferno, sono crollati del tutto o in parte. Le bretelle per aggirarli hanno funzionato per anni. Non si è potuto costruirne per evitare il passaggio sul lago di Guardialfiera, ma i due viadotti Liscione più volte sono stati interessati da robusti lavori di manutenzione, mancando perfino il collaudo ufficiale delle strutture. Uno scenario analogo in provincia di Isernia, con l’interruzione del viadotto Sente e di quello del Verrino, simboli di un cemento armato logoro e pericoloso. La viabilità del Molise, in senso generale, andrebbe riconsiderata, avviando un programma di manutenzione e di messa in sicurezza di ponti e gallerie. Investimenti che potrebbero anche ridare respiro alle imprese, anch’esse alla canna del gas per mancanza di commesse.

Lo hanno fatto rilevare alcuni sindaci di aree interne, all’indomani dell’annuncio del ripristino della cosiddetta circum lacuale del lago di Guardialfiera. Da un lato, fino ai costoni della diga, rappresentata dalla vecchia statale 87, in disuso; dalla sponda opposta da una strada brecciata che fiancheggia le sponde e che in alcuni punti è franata. Utilizzata per lo più dagli agricoltori che hanno i poderi nella zona e dai pescatori. L’uso turistico che la Regione vorrebbe farne, prevede un investimento di oltre sei milioni di euro. Una spesa gigantesca se rapportata al numero di presenze che l’invaso pare poter garantire. Ed è per questo che, forse a ragione, i sindaci delle aree interne reclamano se non maggiore attenzione, almeno lo stesso trattamento della circumvallazione del lago, che a occhio e croce rischia di rimanere solo un circum.

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