Pubblicato: lunedì 13 gennaio, 2020 - Tempo di lettura: 2 min.

Interfibra - Internet veloce + chiamate illimitate a partire da 9  al mese Abruzzo e Molise di nuovo insieme, parola di Buono

Stefano Buono, dirigente regionale del Pd e consigliere comunale di Venafro, chiede l’accorpamento della regione Molise, è troppo piccola per sopravvivere e dice:

«Nelle ultime settimane e negli ultimi giorni abbiamo assistito all’intensificarsi di un “fenomeno” che sin dall’inizio ha caratterizzato questa maggioranza al Governo della Regione: discussioni che riguardano poltrone, tattiche e giochetti di potere. Il New York Times ed il corriere della sera ci ricordano che qualche chances questo Territorio pure dovrebbe averla, ma coloro i quali dovrebbero preoccuparsi di creare le condizioni di sviluppo discutono quotidianamente del toto nomi, dell’eventuale nuovo assessore e dell’eventuale rimpasto di giunta. Un governo Regionale ed una classe politica che continuano a condurre una guerra interna e che non è in grado, al contempo, di avere un minimo di visione e di mettere in campo una consequenziale e decente programmazione amministrativa.
Lo dico non solo provocatoriamente: se questa deve essere la massima espressione politica non sarebbe forse auspicabile una riforma istituzionale che consenta la configurazione di Macro – Regioni e la “fusione“ del Molise in una di esse?

La finalità è quella di erogare servizi efficaci ai cittadini oppure quella di voler preservare, a tutti i costi, Enti guidati da persone che non si mostrano all’altezza di farlo?

Le persone non riescono a curarsi degnamente negli ospedali pubblici nonostante siamo commissariati da dodici anni e non si riesce ad azzerare il debito presente.

Registriamo un’assenza totale di politiche industriali e del lavoro.
Constatiamo la carenza sull’attuazione di politiche ambientali di lungo respiro e adozione di provvedimenti urgenti per zone particolarmente inquinate e che in questi giorni stanno facendo segnare record negativi per i livelli di emissione di inquinanti nell’aria.
Non ci sono programmazione e investimenti su infrastrutture materiali ed immateriali che dovrebbero costituire il naturale volano di sviluppo e crescita per un territorio.
Abbiamo, dal 1992 sino ad oggi, un continuo spopolamento con saldo demografico perennemente negativo che, qualora dovesse continuare, ci porterebbe nei prossimi venti anni a perdere altri trentamila abitanti ed al 2018 vi sono 211 anziani ogni 100 ragazzi. Negli ultimi dieci anni abbiamo perso quasi diecimila posti di lavoro.
Il Molise tornerà ad essere “obbiettivo uno“ nella prossima programmazione settennale dell’ Unione, dandoci quindi delle condizioni di opportunità. Se si è in grado di partire anche da questo per invertire la rotta lo vedremo. Se, al contrario, si continuerà a non avere le capacità neanche di assicurare le condizioni di sopravvivenza per questo territorio, ma solo di privilegio per qualcuno, allora penso sia utile immaginare un percorso istituzionale differente».

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